Il Tirreno

Grosseto

Gli spondisti all'attacco «Il Comune non venda la propria partecipazione»

<b>SAN ROCCO.</b> Il canale e le barche
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SAN ROCCO. Il canale e le barche

Scrivono le associazioni: «La concessione alla Marina è demaniale, creerebbe un problema per pochi euro»

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 GROSSETO. Le associazioni degli spondisti del Canale di San Rocco contestano le decisioni del Comune di cedere la partecipazione nella Marina di San Rocco Spa. E lamentano di non essere stati coinvolti nelle scelte.  «Dopo la recente decisione di rinvio - scrivono le associazioni del canale di San Rocco - presa a larga maggioranza dal consiglio comunale di Grosseto, vogliamo esprimere anche la nostra netta contrarietà ed il nostro disappunto nei riguardi della decisione assunta dalla giunta municipale di cedere la propria partecipazione nella Marina di San Rocco spa».  «Proprio nel momento - proseguono nella loro lettera - in cui viene decisa la contestazione della concessione demaniale delle sponde del canale San Rocco, con molti dubbi sulla legittimità del provvedimento, e si affida alla società omonima la realizzazione degli approdi e la loro futura gestione, non si comprende come l'Amministrazione possa affermare di non riscontrare in tale attività finalità di pubblico e generale interesse. La concessione in reltà è demaniale ed è il Comune di Grosseto che decide, autonomamente, di "privatizzarla"».  Quindi ecco una serie di puntuali contestazioni, che terminano con l'auspicio di un ripensamento sulla decisione presa dal Comune: «Ciò detto vogliamo rilevare che: 1) la convenzione stipulata con Marina di San Rocco Spa non ha tenuto conto di alcun coinvolgimento degli spondisti, sia nella progettazione, realizzazione che soprattutto nella gestione dei punti di ormeggio. 2) La manutenzione e l'organizzazione del canale deve dare risposta alla nautica minore formata da associazioni ed utenti portatori di interessi sociali diversi da quelli che insistono sull'area portuale, che una spa come la Marina di San Rocco difficilmente potrà soddisfare. Per noi,dunque, la presenza dell'ente locale nella compagine societaria, garantisce la partecipazione e controllo, dal momento che consente di prendere parte e votare, seppur con la modesta quota rappresentata, bilanci e programmi.  Uscire e vendere, oltre a tradire gli impegni assunti con noi, priverebbe il Comune della possibilità di mantenere quel controllo che in più occasioni, per bocca di alcuni assessori, dice di voler esercitare.  Oltretutto la cifra che si ricaverebbe non andrebbe oltre le poche migliaia di euro. A questo punto, siamo certi che la decisione di rinviare l'atto alla giunta, presa dalla maggioranza dei consiglieri comunali, induca sindaco ed assessori ad un ripensamento».

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