Il Tirreno

Grosseto

Un calendario venatorio che proprio non ci piace

Francesca Ferri
Un calendario venatorio che proprio non ci piace

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GROSSETO. Associazioni dei cacciatori sul piede di guerra contro la Provincia. La decisione di palazzo Aldobrandeschi di non concedere la preapertura alla caccia al colombaccio da appostamento fisso non va giù a Federcaccia, Arcicaccia, Enalcaccia, Liberacaccia, Italcaccia, Cpa e Anuu. Che, in un comunicato congiunto, contestano al consiglio provinciale di aver approvato, lo scorso 13 luglio, un calendario venatorio per la prossima stagione con più di una pecca.

Il calendario, dicono, non tiene conto dell'orientamento della maggioranza dei componenti della consulta della caccia e crea addirittura una situazione pericolosa per altre specie.  Anche quest'anno il via alle doppiette è fissato la terza domenica di settembre e lo stop all'attività venatoria il 31 gennaio 2011. Da anni si concede una preapertura il 1º e il 5 settembre per alcuni volatili, cioè tortora, gazza, cornacchia grigia, ghiandaia e colombaccio. Ma per quest'ultimo, il prossimo autunno, i cacciatori dovranno aspettare. Ma avvertono: se non si potrà sparare al colombaccio, l'unico bersaglio sarà la tortora. E con 9mila 800 cacciatori maremmani in azione, la pressione su una unica specie sarà fortissima.  Quello che non va giù alle doppiette maremmane è il motivo che ha portato la Provincia a non concedere la preapertura al colombaccio. Questi uccelli, che sono tradizionalmente migratori, da tempo hanno cominciato a nidificare nel grossetano.

Diventati stanziali, nidificano e si riproducono in Maremma e nel mese di settembre accudiscono i pulcini. Sparare agli esemplari adulti significherebbe sterminare interi nuclei familiari.  «In realtà - spiega Claudio Sozzi di Arcicaccia - il colombo stanziale è una specie in salute. È vero che hanno i piccoli, ma se passa questo concetto allora non si dovrebbero uccidere nemmeno gli agnelli. Se c'è una specie in sofferenza siamo i primi a dire che va salvaguardata per garantire l'ecosistema, ma per il colombaccio è esattamente il contrario. E in più questa limitazione cade in un periodo in cui il carniere del cacciatore è limitato a cinque capi invece di venti».

Le associazioni spiegano che quella del colombaccio è «una specie non autoctona e potenzialmente pericolosa per l'agricoltura locale. Il colombo stanziale, in molti paesi Europei è cacciato tutto l'anno, in altri avvelenato pur di diminuirne la presenza e conseguentemente i danni all'agricoltura». Il rischio, spiega Sozzi, è di ritrovarsi nella stessa situazione del piccione di città. «Sono superprotetti - spiega Sozzi - e tutti i cittadini hanno sotto gli occhi i danni e la sporcizia che provocano».

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