Il Tirreno

Grosseto

«No a questa scelta scellerata»

Elisabetta Giorgi
<b>DEGRADO </b>Il portone cadente dell&#146;edificio in via Mazzini (a destra) e i rifiuti che crescono intorno al box dell&#146;impianto di climatizzazione sul retro del palazzo
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DEGRADO Il portone cadente dell’edificio in via Mazzini (a destra) e i rifiuti che crescono intorno al box dell’impianto di climatizzazione sul retro del palazzo

L'architetto Aureli contro l'ipotesi di abbandonare via Mazzini

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 GROSSETO. «La Chelliana deve restare in via Mazzini. Spostarla alla Cittadella dello studente sarebbe una scelta scellerata»: così tuona l'architetto Roberto Aureli, che chiede di "ripensare" al progetto ventilato dal Comune per trasferire l'edificio fuori dal centro storico. "Emilio lo straniero" è l'incipit di una nota in cui Aureli attacca il sindaco "che non conosce la storia di Grosseto".  E chiede un confronto pubblico con lui, con partiti, cittadini, associazioni. Aureli, perché la chiama scelta "scellerata"?  «Credo che anche all'interno delle norme e nelle linee programmatiche che dovranno organizzare il nuovo regolamento urbanistico sia ben chiaro un concetto: "La città di Grosseto deve preservare all'interno del centro storico le funzioni rare". Uscire dal centro storico in questo caso creerebbe una ferita irrimediabile nel mondo culturale cittadino; ferita non giustificata in altre collocazioni come la cittadella dello studente, dove già esiste un bella biblioteca di 35 mila volumi piuttosto frequentata, e dove invece bisognerebbe intervenire su altri fronti».  Per esempio?  «Fare una nuova palestra per le scienze sociali che ne sono prive, e una pista ciclabile per mettere in sicurezza gli studenti che dal centro raggiungono la cittadella. Soprattutto un bell'auditorium da sfruttare per fare musica seriamente e riunirsi in assemblea. Ricordo che ancor oggi si trovano a fare le assemblee di istituto alla sala Eden, come 40 anni fa. Di queste cose ha bisogno la cittadella, non della Chelliana. In questo modo si creerebbe una seconda biblioteca a "consumo" soprattutto degli studenti, mentre la storica biblioteca cittadina dovrebbe essere fruita da tutta la città».  Che ne è del vecchio progetto di recupero, che lei sostiene essere "completo" sotto ogni aspetto, oltreché finanziato dal Monte dei Paschi?  «L'iter è stato lungo. Sono dieci anni che il Comune ha investito soldi e risorse. Intanto per sistemare la parte delle fondazioni con palificazioni e cordoli in cemento armato; poi per fare il piano terra (che è fatto) con un solaio di 1100 chili al metro quadrato, e sono quei chili richiesti per sistemare lì il deposito dei libri. Nel 2002 - 2003 abbiamo fatto un progetto di allestimento interno partendo dal lettore, che è il fruitore principale, ed estendendo le sue necessità legate alle sale di lettura all'intero organismo architettonico. Poi ancora siamo andati a proporre, su mia sollecitazione, di fare la copertura facendo studi peraltro costosi per salvare le antiche capriate, e abbiamo prodotto un progetto con le forme e gli aspetti normativi validati da Rina Industry di Genova, ente certificatore tra i più importanti in Italia. Tutte spese fatte. E sono parecchie».  Lei ha scattato alcune foto per documentare cosa?  «L'abbandono, l'incuria a cui sono sottoposti gli interventi murari pagati con le esigue risorse dei contribuenti grossetani che mensilmente trovano nella loro busta paga addizionali comunali sempre più esose. Già tempo fa l'edificio rimasto abbandonato è stato soggetto ad atti vandalici, soprattutto furti che hanno sottratto una sostanziosa parte di impianti elettrici. Anche oggi se andiamo nel retro vediamo i termoventilatori, i macchinari dell'impianto di climatizzazione abbandonati in attesa di chissà quale futuro».  Cosa chiede e a chi?  «Chiedo un confronto, un dibattito pubblico per capire se i cittadini vogliono davvero questo spostamento di cui per ora "si parla" e basta, o lo subiscono nel silenzio assordante delle istituzioni. Non si riesce a capire questa proposta di "Emilio lo straniero" né a discutere pubblicamente questo possibile trasferimento che stravolge gli indirizzi del regolamento urbanistico e le storie delle biblioteche importanti italiane, che sono in centro. Mi piacerebbe che il consiglio comunale e partiti politici si esprimessero in questa scelta».

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