Finanza
LA REPLICA
«Io forestiero? Non è un peccato»
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GROSSETO. Il fatto che l'architetto Aureli abbia collegato la non grossetanità del sindaco Emilo Bonifazi con la sua scelta di spostare definitivamente la biblioteca fuori dal cuore della città, il sindaco non l'ha proprio digerito. Bonifazi si dice offeso dal fatto di essere stato definito "forestiero" come se fosse un peccato di origine, proprio nella città di Luciano Bianciardi, quella «aperta ai venti e ai forestieri», una città la cui storia è stata fatta anche da forestieri. Un primo punto che Bonifazi chiarisce è di natura istituzionale. «Sarò anche forestiero - dice - ma non sono stato né incaricato né nominato, mi hanno eletto sindaco i cittadini di questa città e mi ha offeso profondamente essere definito forestiero. Nella dialettica politica già l'ex sindaco Antichi mi ha definito abusivo, ma che significa, abusivo di cosa se sono stato eletto?». Poi, però, Bonifazi comincia a citare nomi di personaggi che hanno fatto la storia della città, e cita il canonico Giovanni Chelli, Marcello Morante, Carlo Cassola, Aldo Busatti, Aldo Mazzolai. «Per carità - dice - non mi voglio assolutamente paragonare a loro, certo non farò la storia di Grosseto. Ma voglio solo ricordare che tutti questi personaggi, che la storia di Grosseto l'hanno fatta, erano forestieri, così come lo era qualche altro sindaco venuto prima di me. Credo che l'accusa di essere forestiero - conclude - non faccia onore al livello culturale di chi l'ha pronunciata». E.P.
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