Il Tirreno

Grosseto

Depurazione, è polemica sulla restituzione dei soldi

<strong>ATO 6.</strong> Il presidente Moreno Periccioli
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ATO 6. Il presidente Moreno Periccioli

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GROSSETO. Il pagamento della tariffa di depurazione delle acque per i Comuni che non hanno l'impianto è illegittima. Lo aveva detto più volte il Movimento per il bene comune e ora lo ha stabilito il giudice di Pace di Pitigliano. Acquedotto del Fiora spa, da gennaio, restituirà quelle cifre che sono state pagate. Ci vorranno cinque anni, perché i soldi sono tanti: quasi 5 milioni di euro. Ma la decisione presa dall'Ato 6 di restituire ai cittadini quei soldi in cinque anni, non piace a Italia nostra e al Movimento per il bene comune. «Ci appelliamo ai sindaci contro questa decisione - dicono - che grava di nuovo sulle tasche dei cittadini, già tartassati da balzelli e gabelle».  La questione, comunque la si guardi, è seria. Acquedotto del Fiora infatti ha riscosso 4 milioni 821mila 649 euro per la depurazione delle acque da quei comuni dove gli impianti di depurazione non sono stati ancora costruiti. Ma quei soldi, verranno spalmati su tutti i contribuenti, non soltanto su chi ha pagato e non ha usufruito del servizio. «In questi casi - spiega Moreno Periccioli, presidente di Ato 6 - vale il principio di solidarietà. Che è lo stesso principio che vige quando l'Ato programma degli investimenti». In sostanza da gennaio, i soldi verranno restituiti, attraverso uno sconto sulla tariffa, a tutti i grossetani. «Se costruiamo un impianto di depurazione in un Comune - spiega Periccioli - è chiaro che quell'investimento venga sostenuto da tutti i contribuenti. Se così non fosse, ci sarebbero alla fine cittadini che dovrebbero pagare tariffe anche triple rispetto ai cittadini dei comuni dove non sono stati realizzati gli impianti. La restituzione di quelle cifre funziona con lo stesso principio». L'Ato 6, quando si è trovata con le prime richieste di rimborso, ha scaricato la lista di tutti i contribuenti che avevano pagato impropriamente. «La legge ci imponeva di farci mandare tutte le bollette alle quali si faceva riferimento - aggiunge Periccioli - e invece, dopo aver consultato il garante, abbiamo deciso di non chiedere agli utenti nemmeno la documentazione necessaria. Perché abbiamo scelto di stare dalla parte degli utenti, che così riavranno i loro soldi». Il cda ha approvato questo metodo di lavoro e ora manca soltanto la delibera dell'assemblea che arriverà non più tardi della metà di settembre.  Una scelta che però continua a non convincere il Movimento per il bene comune. «Gli Ato saranno sciolti - dice Maurizio Chielli - quindi è impensabile che un ente che alla fine dell'anno scomparirà, debba programmare i pagamenti delle tariffe per altri cinque anni». La Regione infatti, a fine 2010 dovrà metter mano alla riorganizzazione delle Ato. «Che diventeranno qualcosa d'altro - spiega Periccioli - ma le attività e i piani non saranno cancellati».

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