Il Tirreno

Grosseto

«Ciro sei un grande» L'urlo del dolore tra carezze e rose bianche

Federico Lazzotti
«Ciro sei un grande» L'urlo del dolore tra carezze e rose bianche

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 GROSSETO. Papà Luciano entra nel cerchio bianco di bambini e rose che e circonda il feretro del figlio. Con una mano sistema la maglietta che gli amici hanno firmato e appoggiato sopra i fiori. È l'ultima carezza all'amore. «Sarai luce e sarai sole». Poi il singhiozzo si trasforma in un urlo: «Ciro sei un grande», gridano gli amici. Il violino suona l'Aria di Bach poi l'Ave Maria.  Per fermare le lacrime e sentirsi vivi le mani battono forte sotto la tettoia della chiesa di Roselle che proprio Ciro Cosmo, 15 anni, aveva finito di costruire pochi giorni prima dello schianto sulla Scansanese che martedì notte gli è costato la vita dopo essere stato tamponato da un'auto mentre era a pochi metri da casa. «Arrivo tra cinque minuti», aveva detto alla mamma al telefono.  «Ciro ha costruito questa tettoia per dare un po' di fresco a chi sarebbe venuto a messa durante l'estate - racconta don Paolo, per anni parroco a Roselle - senza pensare che sarebbe stato inaugurato con il suo funerale. Dobbiamo partire da quello che ci ha lasciato: questa tettoia e il campo di calcetto qua sopra per continuare a costruire il bene, altrimenti naufraghiamo». È quello che gli amici chiamano «il seme che ci ha lasciato», un seme che deve essere piantato perché Ciro - dice Matteo al microfono - «era un girasole e il girasole ha tantissimi semi da spargere».  Chi era Ciro, o Ciro black come si era registrato su Facebook, lo raccontano i dolori di chi guarda verso l'altare sistemato all'aperto per i lavori alla chiesa e si abbraccia per non cadere giù, tutti attaccati alle istantanee dei ricordi per non guardare la morte: i pantaloni larghi che indossava, il segno della vittoria da mostrare in foto, le partite a calcetto, uno scherzo a scuola, una mossa di karate, un bacio, una litigata per poi fare pace, un'ora di lezione. O quella volta - ricorda il parroco - «in cui si è addormentato vicino al tabernacolo sulla spalla di papà. Era un giovedì Santo».  Fuori dalla chiesa un paio di amici raccontano la barzelletta dello scoiattolo, uno dei cavalli di battaglia di Ciro. C'è chi si siede al sole con il giornale e non ha la forza di aprirlo. È così che le lacrime dei genitori si confondono con quelle dei figli.  Sul retro della chiesa c'è un contenitore con una scritta: «Non comprate fiori ma date un'offerta per Ciro». Ci provano Don Pier e Don Paolo a guidare tutta la gente che hanno davanti fuori dal dolore a cominciare da mamma Ulrica che al termine della funzione ha avuto un piccolo malore. «Potete arrabbiarvi, imprecare - dicono da un pulpito senza sole - perché sentite un forte senso di ingiustizia in quello che è avvenuto al vostro amico, ma dovete dare valore alla vita nel nome di Ciro, dovete pensare che il giusto siede con il padre». La salma se ne va con le rose e i bambini vestiti di bianco. Ultima carezza in mezzo agli applausi.

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