Clamorosa scoperta nel sito preistorico dellaia del Castellone
Un rinoceronte siberiano nei boschi di Montorsaio
Elisabetta Giorgi
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I RESTI del presunto rinoceronte trovati a Montorsaio 3 MINUTI DI LETTURA
MONTORSAIO. L'anno scorso spuntarono corna o denti appartenenti a cavalli, stambecchi, cervi e all'uro (il grande bisonte primitivo poi estinto). Ora il ventre della terra ha restituito qualcosa di ancor più clamoroso, reperti che secondo gli esperti sono di un antichissimo rinoceronte vissuto in Siberia e poi estinto. È quanto emerso ieri a Montorsaio, nel bellissimo bosco dell'aia del Castellare dove c'è un un sito preistorico risalente a 150mila anni fa: un antichissimo insediamento primitivo popolato dall'uomo di Neanderthal - l'unico dell'Italia centro settentrionale - e venuto alla luce qualche anno fa grazie a un eccezionale pool di esploratori: la Società naturalistica speleologica maremmana (con in testa Carlo Cavanna), l'Università di Firenze (con il ricercatore Luca Bachechi e alcuni studenti), e allievi dell'Università di Pisa e Milano. È la loro terza campagna di scavo, iniziata a fine giugno e che come ogni estate durerà tre settimane (conclusione nel week end), con risultati inaspettati: un giacimento di tesori che si aggiungono a quelli, già ricchi, dell'anno scorso. Proprio un anno fa la sequenza degli strati fece ipotizzare l'esistenza di un'antica e grande grotta frequentata per un certo periodo dall'uomo di Neanderthal, che lì lasciò i resti di prede macellate e molti strumenti in pietra. Vicende geologiche provocarono lo sventramento della grotta e il successivo collasso della volta, che ha sigillato il deposito archeologico fino a oggi, conservando i resti fossili di grandi animali cacciati e consumati sul posto, e centinaia di strumenti in pietra usati per la macellazione. Frammenti in pietra, insomma, ma anche "faunistici" tra cui denti di cavallo, parti di stambecco. E oggi che lo scavo si è concentrato in un altro punto del sito, sono affiorate altre novità. Ecco un dente e un grosso pezzo d'articolazione di una zampa che potrebbero appartenere a un antico rinoceronte, «chissà se quello lanoso». «Purtroppo i dati che abbiamo non sono ancora precisi, la situazione è confusionaria e abbiamo bisogno di andare avanti per altro tempo», dice Bachechi. Intanto affiorano quasi ogni giorno parecchie «selci bifacciali, un'industria appartenente all'uomo di Neanderthal e che chiamiamo culturalmente musteriana». I finanziamenti restano il problema fondamentale delle ricerche. Nessun fondo arriva dal Ministero, dalla Soprintendenza, dall'Università o dagli enti locali, e «se andiamo avanti - spiega Bachechi - è soprattutto per merito dell'ufficio degli Usi civici di Montorsaio, che ci fornisce un piccolo contributo finanziario e soprattutto il vitto e alloggio». Anche per questo sarà difficile datare i reperti. «I resti andranno a Firenze per essere studiati, ma per dare un riferimento temporale a frammenti così antichi occorrono esami speciali fatti all'estero (il carbonio 14 si ferma molto prima), e una cifra elevata che al momento non abbiamo». I reperti, insomma, rischiano di "invecchiare" ancora di più, restando nella "terra di nessuno" senza conferme sul piano temporale. La sorte finale - dice Cavanna - sarà comunque quella di riportarli in Maremma, nel museo archeologico e in parte a Campagnatico. Venerdì sera di tutto questo si parlerà a Montorsaio, in una conferenza alle 21 nella piazza del paese.
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