Il Tirreno

Grosseto

Il boss dovrà scontare 5 anni di carcere

Fra.Go.
<b>REFURTIVA.</b> Sono quasi 90 i furti addebitati alla banda del trapano
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REFURTIVA. Sono quasi 90 i furti addebitati alla banda del trapano

Quasi novanta furti in pochi mesi in tutta la Maremma

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 GROSSETO. Quasi 90 furti. In tutta la Maremma, a Siena, a Livorno. Almeno un colpo a San Vincenzo. E una banda ben organizzata, sgominata a ottobre dai carabinieri di Massa Marittima. La banda del trapano. Ora sono arrivate le sentenze. Cinque imputati, tra i quali il capo della banda. Quel Tony Ndreu, 29 anni, che coordinava il "lavoro" di altre 10 persone che finirono in manette insieme a lui, a ottobre dell'anno scorso. Tony Ndreu ha patteggiato: 5 anni e 9mila euro di multa. Una vittoria per l'avvocato Michele Mensi. Albert Hasbajrami, Shkelqim Shira, Seferi Bektash hanno patteggiato due anni di reclusione (pena sospesa per Hasbajrami e Shkelqim Shira), mentre Shkelzen Shira (difesa da Riccardo Lottini) ha patteggiato un anno e 10 mesi.  Tony Ndreu era il capo della banda. Il suo vice Astrit Shira, che insieme ad Admir Sheu è stato rinviato a giudizio. L'udienza è fissata per il 24 settembre. Quando i carabinieri misero le manette ai polsi di Astrit Shira, l'uomo non si limitò a stare zitto: «Tanto vi ho visto in viso. Quando uscirò, vi verrò a trovare». Per questo tra i capi d'imputazione compare anche il reato di minacce. Insieme a quelli di furto aggravato, ricettazione, favoreggiamento, trasporto e uso di arma. E associazione a delinquere.  Perché la banda del trapano era una vera e propria organizzazione. C'era un capo, appunto. C'era un vice. E c'erano sei persone che durante il giorno lavoravano nei cantieri, perlustravano le zone da colpire, studiavano le abitazioni nelle quali entrare. La notte poi arrivavano di fronte a quelle porte. Facevano un piccolo buco con un trapano a mano. Per gli investigatori, quasi una firma. Entravano e portavano via di tutto.  Oggetti che poi venivano rivenduti. E che passavano anche da due basi che la banda si era scelta in Maremma: un appartamento a Grosseto e un casolare a Campagnatico. Da qui, i viaggi verso la Campania. E anche verso Prato, dove viveva la suocera del boss, accusata di favoreggiamento.

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