Il Tirreno

Grosseto

Supercafone fa il bisogno dove scappa

Elisabetta Giorgi
Supercafone fa il bisogno dove scappa

Episodi di maleducazione dei turisti, una bimba l'ha fatta tra i tavoli della gelateria

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GROSSETO. C'è chi la fa per strade e viali, chi si libera in pertugi e vicoletti più nascosti. Chi evacua in stazione e chi in mezzo a un'aiuola in centro. Ma c'è chi, alla faccia del pudore, si tira giù i pantaloni e la fa persino in un bar. Non parliamo solo di cani, ma anche di persone abituate a scambiare luoghi pubblici per latrine.

Di questo campionario di scurrilità la Maremma è piena. Perché, quando arriva l'estate, il territorio torna terra di vacanzieri. Una manna, ma anche un momento non sempre facile da gestire: il sovraffollamento di luoghi e spazi normalmente poco frequentati, l'incrociarsi di tante persone diverse per usi e culture o anche il semplice confronto tra chi è in ferie e chi durante le ferie altrui lavora, a volte può creare problemi. Soprattutto quando, da una parte o dall'altra, c'è un deficit di educazione. Non è un caso che qualche anno fa Festambiente abbia proposto ai suoi ospiti un questionario sui comportamenti "più cafoni" registrati sulle spiagge. Ma a quanto pare il supercafone estivo non alloggia solo tra sdraio e ombrelloni: complici il caldo, la rilassatezza che abbassa la lucidità o lo stress da lavoro di chi sta al servizio del turista, ecco che di comportamenti bizzarri si rimpie il diario delle vacanze estive. Qualche esempio? Basta farsi un giro tra commercianti, operatori e utenti di Grosseto, Marina e Principina per costruirsi un florilegio della maleducazione che alberga ovunque: valanghe di aneddoti, alcuni dei quali a dir poco sconcertanti.

A volte da riderci su, altre da farti venir voglia di prendere a sculaccioni i protagonisti.  A Grosseto l'aiuola di piazza della Palma, racconta un commerciante, è scambiata sempre più spesso per una latrina. Ma uno dei casi più curiosi è successo in una gelateria della costa grossetana, dove animali e bambini hanno colpito a raffica seminando pipì e pupù in mezzo ai tavoli del bar, sotto lo sguardo di proprietari e genitori compiacenti. È successo più volte ultimamente, e se non ci fosse stato da pulire e discutere in maniera accanita sarebbe venuto da ridere. E invece niente risate se non a denti stretti. «Purtroppo è un'estate strana e siamo abbonati a scene del genere - raccontano i titolari citando, con evidente imbarazzo, l'escalation di scurrilità - che ha veramente toccato il fondo». Un giorno è arrivata una coppia di maremmani con la figlia al seguito; avrà avuto tre anni. «È pomeriggio - racconta la titolare - quando i coniugi si siedono all'aperto e ordinano». I tavolini accanto sono pieni. «All'improvviso scappa la cacca alla bimba e la mamma, senza pensarci due volte, le tira giù le mutandine e gliela fa fare sotto al tavolo di fronte a tutti. Come fosse un cane. Il mio collega, esterrefatto, vede la scena e chiede: "Signora, ma che fa? La porti in bagno". E la madre: "Ma ce la porti lei». Lui rimane di stucco e alla richiesta di spiegazioni lei rincara la dose. "Senta un po'. Ma la fanno i cani per strada; non vedo perché non possa farlo mia figlia». A questa singolare forma di pari opportunità bimbo-cane il gelataio risponde. «Mi scusi, ma lei suo figlio lo fa c.. in cucina?»  E lei, alterata strattona via la figlia: "Basta, andiamo via..."».

A quel punto il titolare le chiede educatamente di raccattare il bisogno (come si fa con i cani) e portarselo via. Lei, controvoglia, infila lo sterco in un pezzo di carta e se ne va stizzita. Gli altri clienti sono allibiti, i commenti si sprecano. Ma non finisce qui perché dopo qualche giorno (lupus in fabula) proprio un cane arriva bel bello insieme al padrone, un turista ligure. «Noi siamo amanti degli animali - racconta la gelataia - e abbiamo sempre fatto entrare i cani in negozio. Così anche quel sabato sera, la gelateria è affollata. Mentre passo a servire tra i tavoli il turista mi dice: "mi sa che ho fatto confusione...". Infatti la mia collaboratrice passa svelta con la carta in mano e va a pulire dentro al negozio: il cane ha fatto un lago e noi ci mettiamo ad asciugare. Sembra finita lì ma il giorno dopo l'uomo torna e il cane mi fa ancora la pipì». A quel punto l'aria si surriscalda perché una volta sì ma due sono troppe. «Abbiamo discusso e gli ho detto che se vuole tornare, il cane lo lasci a casa. Così ha fatto: in questi giorni l'ho rivisto senza cane, almeno lui è stato educato». Solo per inciso: un'altra coppia - a fianco della gelateria - spesso fa fare la pipì al figlio in mezzo all'aiuola condominiale. Ormai non ci si fa più caso e dev'essersi sparsa la voce che si può evacuare all'aperto. Occhio però. Perché se la cafoneria sembra aver raggiunto il top, in realtà - avverte la gelataia - la vera "mandata" del turista becero e volgare deve ancora arrivare. "Di solito gli sclerati vengono ad agosto: li riconosci subito perché sono bianchi, stressati, vogliono tutto e subito. Li riconosci da come chiedono il gelato. Se c'è fila in negozio loro urlano dalla porta: "Oh! Mi dai questo e quell'altro?". Qualcun altro entra dentro con la bici». Il supercafone è arrivato anche quest'anno e tra esseri umani e animali, ormai, non c'è più differenza.

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