Italia
Stalking, patrigno libero
Pierluigi Sposato
Scarcerato l'uomo accusato di aver molestato e inseguito più volte la figlia adottiva
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GROSSETO. È tornato libero l'uomo di 57 anni finito in carcere l'altra settimana in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare per stalking nei confronti della figlia adottiva, oggi 21enne, straniera. Sciolta la riserva al termine dell'interrogatorio di garanzia, il gip Marco Mezzaluna ha ritenuto sufficiente la misura più blanda prevista: il divieto di avvicinarsi alla ragazza. L'uomo dovrà quindi evitare ogni contatto con lei e dovrà evitare di frequentare tutti i posti in cui la ragazza è solita passare o trattenersi, come la scuola, il luogo di lavoro o il luogo di residenza. La decisione, scrive il giudice, è dovuta alla comprensione manifestata dall'indagato del disvalore delle sue azioni. In altre parole, l'uomo ha capito di aver sbagliato. Nel corso dell'interrogatorio, durato circa un'ora, l'uomo ha ammesso di aver fatto ogni azione di quelle che la ragazza ha descritto minuziosamente in più di una querela (27 marzo, 15 aprile e 14 giugno scorsi). Ma ha detto di aver fatto tutto solo perché padre, anche se adottivo, senza nessuna intenzione morbosa. Il giudice ha valutato positivamente questo comportamento, ritenendo che l'ammonimento derivante dalla misura minima adottata possa funzionare da deterrente. Chiaramente, se l'uomo dovesse passare la misura, dovrebbe essere adottata una misura più severa. Così l'uomo - assistito dall'avvocato Francesca Carnicelli - è tornato a casa, dove abita ancora con la madre della ragazza (che invece vive da tempo altrove). Nei suoi confronti permangono le accuse di stalking: avrebbe atteso la ragazza di fronte alla fermata del pullman, davanti a scuola, nel locale pubblico dove lavora, davanti alla casa protetta; le avrebbe inviato sms e telefonate, minacciandola; si era detto «geloso» e «innamorato», al punto che se l'avesse vista con altri l'avrebbe ammazzata. Il tutto fino al 5 giugno scorso. A gennaio l'avrebbe presa per i capelli e le avrebbe dato due schiaffi (1 giorno di prognosi). A febbraio l'avrebbe apostrofato con il termine «zoccola», ingiuriandola. Si aggiungono poi le ipotesi di violenza sessuale risalenti al periodo 2001-2006: atti sessuali - dai palpeggiamenti ai rapporti completi - avvenuti sotto la minaccia di riferire tutto alla madre, che ne sarebbe stata all'oscuro, sotto la minaccia di non dare più denaro se non avesse soggiaciuto alle sue richieste. I carabinieri, che avevano effettuato le indagini, avevano cercato e allegato al fascicolo una serie di riscontri precisi alle minuziose descrizioni della ragazza, comprese quelle relative a certi pantaloni indossati dall'indagato.
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