Gioco
L'ultimo regalo del semaio: tutte le noccioline e le caramelle al pubblico della Coppa Italia
Francesca Gori
La vedova di Leoni rivolge un appello alle officine e ai privati «Continuate a darmi il ferro vecchio per pagare il suo funerale»
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GROSSETO. Jadwiga aveva scelto l'amore. Aveva avuto il coraggio, a 48 anni, di tornare a sognare accanto ad un uomo che aveva vent'anni in più. Non aveva avuto paura. Perché quell'uomo si chiamava Orazio Leoni. Il semaio dello stadio e del campo di baseball, quell'uomo allegro e buffo che ad ogni partita non vendeva soltanto pacchetti di noccioline e gommosi. Regalava sorrisi. Orazio è morto qualche giorno fa. Jadwiga è rimasta sola, con una montagna di carte, di lettere scritte, di ricordi dolci che hanno gli occhi di Orazio. Di fotografie, di tenerezze. Ma senza soldi per pagare l'ultimo saluto a Orazio. Jadwiga è infermiera. Ha lavorato in Italia come badante, dopo che, 13 anni fa, decise di lasciare la sua casa, in Polonia. Poi ha conosciuto Orazio. E ha cominciato a lavorare con lui. Fino all'ultimo, fino a quando suo marito ha avuto la forza di stare seduto, con la bombola dell'ossigeno sempre con sé, sul camioncino per raccogliere il ferro vecchio. O davanti ai campi sportivi, a vendere semi. «Non chiedo soldi - dice - chiedo solo alle officine, alle aziende e ai privati di poter continuare a fare il lavoro che faceva Orazio». Raccogliere ferro vecchio, per qualche altro mese. Caricarlo e scaricarlo dal camioncino che ancora ha il nome di quell'uomo allegro stampigliato su una fiancata. Raccogliere ferro vecchio finché non ci saranno tutti i soldi per pagare quel funerale già celebrato. Orazio è stato cremato. E ora le sue ceneri sono custodite dalla moglie, nella loro casa di via Canova 14, dove Jadwiga vive immersa tra i ricordi. Di quell'amore così grande, che ha fatto superare a lei e a Orazio quelle piccole e grandi difficoltà della vita di ogni giorno. Tanto da farsi convincere a partecipare alla trasmissione televisiva "Fai la cosa giusta", condotta da Irene Pivetti. Per Jadwiga e Orazio, la cosa giusta era stata sposarsi. A 68 anni lui, a 48 lei. A dispetto di tutto e di tutti. «Ho fatto il giro degli enti e delle associazioni - racconta - per vedere se qualcuno poteva aiutarmi. Ora non mi resta che cercare di fare quello che so fare. Il lavoro di mio marito». Il ferro, seppur vecchio, pesa. Ma Jadwiga non si fa fermare dalla paura della fatica. Jadwiga guarda avanti, con la testa rivolta ad un solo obiettivo: pagare il funerale del "semaio". Di quell'uomo che nonostante le difficoltà, la malattia, non ha mai smesso nemmeno un giorno di sorridere. Di giocare. E di pensare agli altri. Gli altri, anche quelli incontrati sulle tribune e sugli spalti dello stadio e del campo da baseball. Orazio ha rivolto un ultimo pensiero anche a loro. Il 7 agosto, al campo di baseball si giocherà la Coppa Italia. E anche se non c'è più, Orazio sarà lì. Perché a Jadwiga aveva detto di volerci essere comunque. Con i suoi semi e le noccioline, i gommosi e le liquirizie. Quello che è rimasto tra le mani di Jadwiga, sarà regalato tutto a chi il 7 agosto andrà a guardare la partita. «Orazio mi ha chiesto di fare così - racconta la donna - e io rispetterò le sue ultime volontà. Non ci sarà lui accanto a me. Ma credo che la sua presenza la sentiranno lo stesso in tanti». Sentiranno la sua presenza, mangeranno le gommose che vendeva il semaio. Soprattutto, lo ricorderanno, Orazio, quando prima dell'avvento dei tornelli allo stadio di Grosseto camminava su e giù per le tribune a vendere semi. A lanciare pacchetti a chi glieli chiedeva facendo il gesto dell'ombrello. Regalando un sorriso a tutti.
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