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Grosseto

Gavorrano a Venturina: è polemica

<b>SCONTRO </b>Fiorenzo Linicchi (a sinistra) accusa il sindaco Emilio Bonifazi
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SCONTRO Fiorenzo Linicchi (a sinistra) accusa il sindaco Emilio Bonifazi

Niente stadio Zecchini per la società promossa in Lega Pro E il Pdci torna ad accusare Bonifazi: «Ha obbedito a Camilli»

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 GROSSETO. La notizia sembra ufficiale: il Gavorrano, promosso in Seconda divisione di Lega Pro, dovrà giocare fuori casa almeno le prime partite del nuovo campionato. Anzi, addirittura fuori provincia, perché Grosseto ha negato lo Zecchini e il Gavorrano andrà armi e bagagli a Venturina.  La Maremma dunque non ha "posto" per la sua squadra più rappresentativa dopo il Grifone. E la vicenda, che già una decina di giorni fa aveva scatenato un putiferio, torna ad accendere gli animi e a farsi caso politico.  Protagonista, ancora una volta, è il consigliere comunale di Grosseto Fiorenzo Linicchi, del Pdci. Il quale ribadisce il concetto: se il Gavorrano è costretto a emigrare nel Livornese, la colpa è tutta del sindaco Emilio Bonifazi. «Ingiustizia è fatta», tuona Linicchi. «Davvero una beffa - per il Gavorrano - probabilmente vittima di ritardi della amministrazione del proprio Comune ma soprattutto vittima di un colpevole silenzio dell'amministrazione del capoluogo, in primis del sindaco Bonifazi, che assiste passivamente a decisioni prese da altri sull'utilizzo di un bene di proprietà comunale e quindi di tutti i cittadini grossetani». Questi "altri", benché Linicchi non faccia nomi, altri non è che Pietro Camilli, presidente del Grifone, che secondo il consigliere del Pdci ha dettato le strategie al sindaco. «Alla richiesta dell'Us Gavorrano di poter giocare qualche partita del prossimo campionato di Lega Pro allo "Stadio Zecchini", la proprietà, cioè il Comune di Grosseto, il primo cittadino, ha taciuto, lasciando ogni decisione ad altri, facendo così mancare la solidarietà e il buon senso richiesto in questa vicenda. Ennesima figuraccia del sindaco Bonifazi: lui che sempre ostenta la propria fede religiosa - conclude Linicchi - ha oggi recitato in pieno la parte del Don Abbondio: debole con i forti e forte con i deboli».

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