La manifestazione
Il padre si difende: «Mai violenze»
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PERSECUZIONE È finito in carcere il padre adottivo Accusato di stalking sulla figlia, chiesta la scarcerazione
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GROSSETO. «La cercavo sì, certo che la cercavo. Ma la cercavo da padre. Volevo sapere perché era andata via, cosa era successo, volevo chiarimenti. Però ora capisco...». Ha ammesso di aver sbagliato l'uomo abitante nella zona nord della provincia finito in carcere perché indagato per stalking nei confronti della figliastra, oggi 21enne. È indagato anche per le presunte violenze sessuali commesse nei suoi confronti (2001-2006): dai palpeggiamenti ai rapporti completi. Interrogato in carcere dal gip Marco Mezzaluna, l'uomo ha raccontato per un'ora il suo rapporto con la giovane donna, straniera, alla cui madre si era unito anni fa (la coppia sta ancora insieme) per iniziare una nuova storia. Se anche in passato ci fossero stati rapporti intimi tra i due - sesso in cambio di regali o altro, quando lei era minorenne - questi non hanno comunque costituito oggetto dei motivi di restrizione. Il problema era, e rimane, lo stalking. La ragazza era seguita alla fermata del bus, davanti a scuola, sul luogo di lavoro: lui si definiva "geloso e innamorato" fino a minacciare la morte se l'avesse vista con qualcun altro. L'avrebbe schiaffeggiata, l'avrebbe ingiuriata. L'uomo ha capito adesso che ciò che stava facendo era diventato materia da codice penale, superando ogni confine del rapporto tra padre (seppur acquisito) e figlia (almeno fino a quando era minorenne). E certi termini forti, espliciti? Avrebbe usato certe parole per adeguarsi al linguaggio dei giovani. «Il mio assistito ha risposto per un'ora alle domande del giudice - si limita a dire l'avvocato Francesca Carnicelli - Ha negato qualsiasi responsabilità sulle presunte violenze sessuali raccontate dalla giovane. Ma ha ammesso che cercava la figlia come può fare un padre. Del resto, lei era andata via da casa da circa due mesi e in questo periodo non aveva potuto sapere nulla da lei: per questo motivo la cercava: voleva sapere. E ha conosciuto del resto l'oggetto delle contestazioni soltanto venerdì scorso, quando gli è stato notificato l'avviso di garanzia». Nulla di morboso dal punto di vista sessuale ma comunque una forma di persecuzione: una escalation. Una fissazione che la misura cautelare applicata dovrebbe aver interrotto, funzionando verosimilmente anche da deterrente: come uno schiaffo che risveglia improvvisamente chi di quei pensieri ha fatto quasi una malattia. «Ho comunque chiesto la revoca della misura cautelare - aggiunge l'avvocato - Il giudice si è riservato, poiché non ha ancora ricevuto il parere del pubblico ministero». La riserva dovrebbe essere sciolta nella giornata di oggi. P.S.
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