Il Tirreno

Grosseto

Un attacco d’asma, la necessità della medicina: porte chiuse e l’invito ad andare a Grosseto

La mia odissea a Castiglione

Roberta Bogi Pagnini
La mia odissea a Castiglione

Sabato sera di luglio: paese gremito, niente assistenza d'urgenza

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A Castiglione della Pescaia non ci si può sentire male dopo le 23. Nell'affollata località costiera, infatti, manca la guardia medica notturna, o meglio, un qualsiasi dottore che in caso di necessità possa aiutare un turista in difficoltà.  Sabato sera è capitato a me: corso affollato, clima umido e temperatura elevata, mi hanno portato ad avere un attacco d'asma, malattia della quale soffro da tanto tempo.  Guardo in borsa e mi accorgo di non avere la solita medicina a base di cortisone. Così, in preda al panico provo ad andare sul lungomare per vedere se respirando un po' d'aria fresca tutto passa. Niente da fare, sono le 0.20 quando gli amici mi accompagnano in farmacia. Ma vista l'ora la saracinesca è già abbassata, così torniamo indietro per chiedere aiuto alla guardia medica. Un cartello, però, mi mette subito in allarme: «La guardia medica chiude alle ore 23». Temeraria, soprattutto viste le mie condizioni del momento, in cui tra l'asma e il caldo mi ritrovo a boccheggiare come un pesce, decido di entrare ugualmente: la porta è aperta, ma guardandomi in giro non c'è traccia di dottori né di personale del 118. Così mi metto a bussare a una porta, senza nessuna risposta, provo a bussare ad un'altra ma anche qui niente. Nell'attesa, sfrutto il fatto che all'interno della guardia medica c'è l'aria condizionata, mi metto a sedere e cerco di respirare un po'.  Dopo circa dieci minuti apre la porta una ragazza del 118 e mi dice che la guardia medica chiude alle 23. «Mi scusi ma a me è venuta l'asma mentre mi trovavo qui, ho dimenticato le medicine a casa e adesso sto male, non riesco a respirare», dico io.  La ragazza mi chiede se cortesemente posso attendere un attimo, richiude la porta e mi lascia con un po' di speranza. Dopo pochi minuti, però, quella che poteva essere la mia unica ancora di salvezza si rivela una delusione: «Mi spiace signorina - mi dice la volontaria - ma non c'è il dottore e noi non siamo autorizzati a darle alcuna medicina. Se vuole però c'è la guardia medica a Grosseto, è a un quarto d'ora da qui ed è aperta tutta la notte».  Continuando a non respirare esco fuori e trovo una famiglia in cerca della guardia medica: «Sa se c'è un dottore?», mi chiedono mentre sto uscendo; «No - rispondo - anch' io lo stavo cercando ma non c'è nessun dottore e dal 118 dicono che l'unica soluzione, se si vuole un medicinale, è andare a Grosseto».  Iniziano a piovere commenti, qualche passante si unisce: «Dicono che la guardia medica funzioni solo fino alle 23 a causa dei tagli voluti dal Comune». Io, intanto, cerco di trovare un po' di fiato per tornare alla macchina e riprendere la strada verso Grosseto, dove riuscire a prendere il cortisone e respirare di nuovo. Una domanda, però, mi rimbalza in testa per tutto il viaggio: e se al posto mio si fosse trovato qualcuno con problemi più seri, un turista - magari solo - per il quale un medicinale in piena notte avrebbe potuto segnare la differenza tra la vita e la morte?

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