Il Tirreno

Grosseto

Nelle motivazioni del giudice Puliatti i perché della condanna a Guttuso

Oltre cinque anni all'uomo del night

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 FOLLONICA. Dentro il night si comportava «da mafioso», come aveva detto il titolare. Anzi, praticamente da padrone. Intimidazioni nemmeno tanto sottili, culminate poi con l'episodio dell'incendio della vettura del titolare. Sono questi i motivi per i quali Gino Guttuso, palermitano di 45 anni, una lunga serie di reati sulle spalle, è stato condannato a 5 anni e tre mesi per estorsione nei confronti dei proprietari del Gilda di Follonica. Il dibattimento, scrive il giudice Giovanni Puliatti nelle motivazioni adesso depositate, ha chiarito che Guttuso - dichiarato delinquente abituale - teneva «un atteggiamento intimidatorio quando lasciava intendere di non essere intimorito dall'esperienza della galera e anzi se ne faceva forte; quando si dichiarava disponibile a risolvere eventuali problematiche del titolare; quando si presentava addirittura con un personaggio albanese che poneva a disposizione del contitolare; e ancora quando si poneva in modo insolente con la moglie del contitolare, quando si prendeva indebita libertà con le ballerine o quando assumeva atteggiamenti da padrone nel locale, incurante delle proteste del proprietario».  Cos'altro faceva Guttuso? Entrava senza pagare, quando era prevista comunque la consegna di un biglietto omaggio. Si sedeva e ordinava da bere «senza mai saldare il conto della bottiglia che solitamente, come era uso del locale, doveva essere pagata al momento in cui veniva consegnata al tavolo. Da ultimo importunava le ballerine, che sovente si lamentavano con il titolare del locale, in quanto Guttuso pretendeva prestazioni non consentite e si poneva in modo scorretto e particolarmente disinvolto», scrive ancora il giudice. E l'albanese? Guttuso aveva manifestato al titolare Stefano Stecchini l'opportunità «di aiutarlo non richiedendogli il pagamento delle ripetute consumazioni».  E l'incendio? Fa parte di altro procedimento. Ma «era stato precdeduto da un ulteriore diverbio tra il titolare e l'imputato, che aveva richiesto la disponibilità del locale per una festa privata da condividere con gli amici, richiesta che Stecchini aveva ritenuto di non poter soddisfare, già provato e costretto a sopportare i ripetuti abusi dell'imputato». Secondo Stecchini, i ripetuti soprusi di Guttuso gli avevano causato danni patrimoniali stimati in oltre 20mila euro: cifre che il giudice ritiene pacificamente dedotta sulla base della ricostruzione offerta dal querelante.  Poiché Guttuso non manifesta «alcuna volontà di recupero», ecco la severità della pena, accompagnata dalla dichiarazione di delinquenza abituale come chiesta dal pm Pizza. Il difensore Davide Lera può adesso presentare appello.

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