Il Tirreno

Grosseto

Ex presidente Arcicaccia condannato per resistenza alla vigilanza

«Mai minacciato nessuno»

<b>ROCCHI.</b> Dopo la condanna si &egrave; autosospeso
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ROCCHI. Dopo la condanna si è autosospeso

Rocchi: «Ho contestato con determinazione i verbali»

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 CAMPAGNATICO. «Le accuse che mi sono state mosse mi lasciano letteralmente di stucco e incredulo perché mi appaiono surreali».  Lo scrive Euro Rocchi, dirigente di Arcicaccia (adesso autosospeso), condannato a 6 mesi per resistenza a pubblico ufficiale per certe frasi da «Lei non sa chi sono io» che avrebbe pronunciato nei confronti di quattro guardie che lo stavano multando per caccia irregolare. «Mi lascia letteralmente di "stucco" e incredulo lo spiacevole episodio che mi ha riguardato due anni or sono, mentre come ogni altro privato cittadino, mi stavo accingendo a svolgere l'attività venatoria - scrive Rocchi - Le accuse che mi sono state mosse, ovvero l'aver incalzato gli addetti alla vigilanza venatoria con frasi del tipo "Attenti o vi rovino!", "Voi non sapete chi sono io!" o con altre espressioni dal tono palesemente minaccioso, mi appaiono surreali. A dire il vero, mi sembra che un tale comportamento "grottesco" si addica di più al modo di fare tipico di alcuni personaggi, interpretati da Alberto Sordi e Totò, che non al sottoscritto».  «Tuttavia - prosegue -, allo scopo di non mettere in imbarazzo l'associazione venatoria a cui appartengo, nei mesi successivi all'accaduto, mi sono autosospeso dalle funzioni esterne».  Rocchi ammette che «l'unica azione che mi si può rimproverare, se mai, può essere considerata censurabile, è stata quella di contestare con determinazione i verbali che mi venivano elevati in quel frangente dagli addetti alla vigilanza venatoria e che reputavo fuori luogo e inopportuni. La stessa giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione ha più volte messo in evidenza che la minaccia, per essere considerata tale, deve necessariamente rivelarsi idonea a coartare la libertà di azione e la volontà del pubblico ufficiale e, nel caso di specie, una simile costrizione non si è affatto verificata. Ciò, a mio modesto parere, si evince in modo inconfutabile leggendo sia la relazione di servizio, redatta dai quattro pubblici ufficiale, che le carte processuali. Mi amareggia che ai fatti sia stata data una interpretazione completamente diversa».  «Quanti tra voi mi conoscono di persona - conclude Rocchi - sono ben consapevoli che un simile atteggiamento non mi si addice, agli altri posso soltanto dire che mi riservo di leggere le motivazioni della sentenza emessa dal Tribunale di Grosseto nei miei confronti il 29 giugno scorso, per poi presentare le mie ragioni in sede di appello, dal momento che, nonostante tutto, non cesso di avere fiducia nella giustizia anche se, mi sto rendendo conto di quanto sia difficile per un privato cittadino sostenere i propri diritti di fronte a quattro pubblici ufficiali».

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