Il Tirreno

Grosseto

Lo sbarco dal brigantino di Previti

Elisabetta Giorgi
Lo sbarco dal brigantino di Previti

L'ex ministro e senatore offre il suo veliero per la cerimonia

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 PORTO ERCOLE. Sono le 17,25 (cinque minuti in anticipo rispetto alla tabella di marcia) quando le ossa di Caravaggio arrivano a Porto Ercole per mare, veleggiando a bordo del Barbarossa. È la spettacolare barca a vela di Cesare Previti, chiamata col nome di un pirata saraceno.  "Kdir ad din", in arabo, è il del veliero scelto come "corriere speciale" per trasportare le ossa del pittore. Sul promontorio il Merisi arrivò per mare e per mare è rientrato da morto in una calda giornata di luglio, accarezzato dalla brezza. Lungo 23 metri e con un albero di 27, timone rigorosamente di legno e bandiera tricolore, il Barbarossa (costruito in un cantiere di Lavagna e attraccato stabilmente al pontile Boccadoro) attraversa spedito il porto, sotto lo sguardo indiscreto di curiosi, fotografi zelanti e amministratori ansiosi di vedere le ossa di cui il mondo sta parlando, dal Giappone all'America.  La ricerca delle ossa è durata sette mesi arrivando oltreoceano ma «finalmente siamo arrivati a destinazione», dice Silvano Vinceti (presidente del comitato nazionale di ricerca) che scende dalla passerella con la teca in mano, subito dopo un membro dell'equipaggio. È stato un viaggio breve e simbolico, quello per mare. Le ossa erano partite in auto da Caravaggio, la mattina. A Porto Ercole sono state imbarcate sul Barbarossa che ha viaggiato poco, fino al luogo della cerimonia. A bordo c'è anche il proprietario, l'avvocato romano ed ex ministro vestito elegante con un completo "stile marina": giacca blu, polsini e bottoni dorati, pantaloni e camicia bianchi. Assiduo frequentatore del promontorio, «volentieri» - spiega - ha prestato la sua passione per trasportare le spoglie dell'artista. In fila indiana scendono tutti, Giorgio Gruppioni e Antonio Moretti (i professori che hanno condotto la ricerca), solo dopo Previti e famiglia e 3 membri dell'equipaggio che se ne stanno in disparte a guardare. Le ossa - contenute in una piccola teca di plexiglass sigillata - vengono appoggiate su un tavolo coperto da una tovaglia di raso rossa: sono porzioni di femore, osso frontale, mascella e mandibola su cui insistono piccoli "gasteropodi polmonati" (conchiglie) provenienti da un ambiente lagunare. La cerimonia comincia. Si respira grande emozione e aria di "romanità". Oltre a Previti c'è il vicesindaco di Roma e delegato di Alemanno, Mauro Cutrufo. Poi il sindaco di Caravaggio, il vicesindaco di Ravenna, il presidente del consiglio provinciale Sergio Martini e naturalmente il primo cittadino di Monte Argentario, Cerulli. Vinceti, emozionato, parla del binomio arte-fede che ha accompagnato per tutta la vita Caravaggio, il pittore maledetto che dipinse san Giovanni e venne scomunicato per omicidio. A costo di sembrare retorico spiega. «Quando siamo partiti con la ricerca ci consideravano invasati, sembravamo dei pazzi ma se non ci fosse la pazzia, sale della vita, niente sarebbe esaltante sul piano scientifico e storico. Con questa ricerca riapriamo una pagina importante non solo per il recupero delle ossa, ma anche per riconsegnare all'artista una dignità storica e umana». Poi cita il cantico delle Creature: in qualche modo «restituiamo al mondo ciò che il mondo ci ha donato...». E rivolto al comune di Monte Argentario: «Fate un buon uso. Ve lo dico con tenerezza e amore a costo di incatenarmi e fare lo sciopero della fame: Caravaggio è stato un grandissimo genio». Più prosaico Cerulli. «Da quando sono sindaco - stempera - molti mi dicono di essere nipoti di Caravaggio.... Anche quando arrivò Vinceti, se mi avesse chiesto mille lire non gli avrei dato niente. Oggi invece siamo qui davanti a queste ossa». Ed è ora di pensare a quale uso farne. Per adesso saranno custodite per 15 giorni a Forte Stella, poi «troveremo una soluzione definitiva». Intanto la ricerca di altre ossa continuerà.

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