Italia
«Voleva uccidere il carabiniere»
Fra.Go.
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TENTATO OMICIDIO. Condannati i tre arrestati Condannata la banda che ferì un brigadiere a Capalbio stavano svuotando le biglietterie automatiche alla stazione
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CAPALBIO. Iulian Dohlescu voleva uccidere il carabiniere Giancarlo Quattrociocchi. Lo ha scritto nero su bianco il giudice Pietro Molino nella sentenza di condanna della banda che più di un anno fa svuotò le biglietterie automatiche della stazione ferendo ad un braccio il militare intervenuto dopo che la segnalazione era arrivata al 112. Iulian Dohlescu infatti, ritenuto dal tribunale il capo della banda, per allontanare il carabiniere che gli era arrivato alle spalle, utilizzò una smerigliatrice accesa. Voleva colpirlo al collo. Lo avrebbe ucciso, se Quattrociocchi, 44 anni da 10 in forze alla compagnia di Orbetello, non si fosse istintivamente coperto il volto con un braccio per difendersi. Una condanna che arriva ad un anno da quella rapina finita male. Furto, rapina e tentato omicidio. In concorso. Quella notte infatti, Iulian Dohlescu, romeno che oggi ha 24 anni, era insieme ad altre due persone. Due connazionali, Gheorghe Pop (25 anni) e Ioan Apetrei (24 anni). Anche loro condannati, a 3 anni e 3 mesi di carcere. E al pagamento di un risarcimento danni al carabiniere di 25mila euro più le spese processuali e 3mila euro di spese per la costituzione di parte civile da parte della vittima dell'aggressione. Difesi dagli avvocati Marco Calò (legale di Pop), Andrea Palmiero di Roma (legale di Iulian Dohlescu) e Renata Gigli di Civitavecchia (che ha difeso Ioan Apetri), i tre sono stati incastrati anche dalle apparecchiature tecnologiche che avevano con loro quella notte. Un satellitare installato sull'auto di Pop che era stato fermato all'uscita della stazione di servizio Total sull'Aurelia. Su quel satellitare, l'ultima posizione registrata dal gps era stata infatti la stazione di Albinia. Quella sera però, prima di entrare in azione, i tre avevano lasciato altre tracce a Capalbio. Si erano fermati ad aspettare che il paese si svuotasse in una sala giochi, si erano chiamati più volte con i loro cellulari. Pop si era allontanato dalla stazione, aspettando che gli altri uomini lo chiamassero a colpo finito. Ma proprio mentre li stava aspettando, ricevette la telefonata di uno dei due. «Sono arrivati i carabinieri, non tornare indietro». Poi, dopo l'arresto in flagrante di Dohlescu, si scatenò nelle campagne tra Capalbio e Montalto di Castro una vera e propria caccia all'uomo. Una caccia all'uomo durata 14 ore, nella quale furono coinvolti una sessantina di uomini di cinque diverse stazioni dei carabinieri, oltre a un elicottero decollato da Pisa, il reparto cinofilo e i Ros, arrivati al confine tra Lazio e la Maremma. La segnalazione al 112 quella notte a cavallo tra il 18 e il 19 febbraio dell'anno scorso, arrivò alle 2.30 di notte. Un passante vide che c'era qualcuno che stava svuotando la biglietteria automatica della stazione. Quattrociocchi insieme ad un collega era di pattuglia nella zona sud. Sono stati i primi a intervenire. Senza pensare a quello che sarebbe successo dopo. Senza prevedere che quell'uomo con la smerigliatrice accesa si voltasse e gliela rivolgesse contro. Senza pensare che quella sera, sarebbe potuta essere anche l'ultima della sua vita.
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