Il Tirreno

Grosseto

La mazzetta chiesta nel 2007
a un impresario edile

Pighetti e Crea rinviati a giudizio per estorsione

P.S.

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 GROSSETO. Non sono bastate le spiegazioni rese negli interrogatori e le argomentazioni difensive offerte nelle prime fasi processuali. Servirà il dibattimento, davanti ai giudici del collegio, per chiarire se davvero Silla Pighetti e Francesco Giorgio Crea siano responsabili di estorsione ai danni di un imprenditore edile, Odinello Franzoso, 45 anni, di Scarlino, ormai tre anni fa. Una mazzetta da 15mila euro in due tranche, con entrambi gli imputati presenti alla riscossione della seconda: insieme però ai carabinieri che avevano fatto scattare la trappola nel cantiere di via del Tombolo.  Lo ha deciso il giudice dell'udienza preliminare Giovanni Puliatti che ha fissato la prima udienza per il dibattimento in Tribunale al 23 febbraio. Occorrerà ancora altro tempo, quindi, per definire il procedimento "esploso" con l'arresto avvenuto il 30 marzo 2007 a Marina di Pighetti - 62 anni, geometra, direttore dei lavori e della sicurezza sul cantiere, conosciutissimo anche per la sua attività politica - e di Crea - 86 anni, ex barbiere, abitante a Marina di Grosseto di cui viene popolarmente definito "il sindaco" per il ruolo carismatico che ha sempre svolto nella piccola comunità. Entrambi si sono protestati innocenti dal primo minuto.  Secondo l'accusa, Pighetti da solo o con Crea avrebbero costretto Franzoso a versare il 7 marzo 2007 5.000 euro (a Pighetti) e il 30 marzo altri 10.000 (da dividere fra entrambi - 20 banconote da 500 euro segnate dai carabinieri). Perché a Franzoso? Perché l'imprenditore, amministratore della coop Idea Casa, stava effettuando interventi edilizi su un immobile di Marina di cui Pighetti era direttore dei lavori (incaricato da altra persona, cioè il committente). Perché la richiesta estorsiva? Perché, sempre secondo l'accusa, avrebbe contestato i lavori svolti, minacciando di sospendere i lavori in corso e di chiudere il cantiere. Un'eventualità che avrebbe avuto ripercussioni sui rapporti intercorsi tra committente e impresario. Non solo. Secondo il pm Gliozzi, vi sarebbero state anche minacce di ritorsioni ai danni di Franzoso e dei suoi familiari qualora questi non avesse accolto le richieste estorsive, come avrebbe in effetti rappresentato in un primo momento.  Dopo la convalida degli arresti, Pighetti e Crea vennero messi agli arresti domiciliari per scongiurare un possibile inquinamento delle prove. Le intercettazioni avevano costituito un elemento schiacciante contro i due. Ma Pighetti aveva sempre respinto ogni accusa: «Nessun rito alternativo - aveva detto tempo fa - Io non ho fatto niente, non ho ricattato nessuno. Le prove della mia innocenza provengono dalle intercettazioni. Nelle trascrizioni delle telefonate è chiaro che non c'è alcun genere di ricatto, che quello era denaro che mi era dovuto». Crea aveva spiegato invece di aver avuto un ruolo da intermediario per la gestione degli affitti.

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