Sicurezza
LA PSICOLOGA
«Annunciarlo a tutti on-line è un grido d'aiuto di chi spera di vivere»
Sara Landi
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GROSSETO. «È difficilissimo fare considerazioni senza conoscere il caso specifico ma a fare la differenza in questa storia potrebbe essere il tempo passato tra l'annuncio del suicidio su Facebook e il momento in cui è stato messo in atto il tragico gesto». A dirlo è la psicologa grossetana Chiara Lucacks Arroyo. «Se i due momenti, l'annuncio e il suicidio sono distanti l'annuncio è una richiesta d'aiuto estrema lanciata alla rete dei propri contatti, quasi come se si volessero mettere alla prova. Se invece annuncio e suicidio coincidono significa che si sceglie di andarsene lasciando tutti nell'impotenza, con un atto di aggressività che si rivolge prima contro gli altri e poi contro se stessi». In ogni caso dietro una scelta del genere bisogna leggere un disturbo non curato o un disagio non comunicato mentre «soprattutto in casi come questi - sottolinea la dottoressa - il messaggio che deve passare è che tutto può essere risolto chiedendo aiuto e affidandosi agli specialisti». Facebook non è il canale adatto per farlo? «Facebook è uno specchio della società ed è inevitabile che diventi anche luogo dell'espressione del malessere esistenziale. Anzi è un canale che ha a che vedere con la solitudine. Lo definirei il sogno delle relazioni perdute perché è in fondo un contenitore che in alcuni casi può fungere da compensazione rispetto ad una vita di relazione non pienamente soddisfacente». La psicologa si riferisce in particolare al disturbo della fobia sociale «che spesso ha a che fare con il suicidio giovanile. Internet consente di avere relazioni che normalmente non si avrebbero».
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