Il Tirreno

Grosseto

Oscar Glomb è morto 12 anni fa: era tornato in Italia per rivedere i luoghi della guerra

Restituiti ai figli del soldato ferito nel'44 la piastrina e l'anello ritrovati a Ravi

Pierluigi Sposato
Restituiti ai figli del soldato ferito nel'44 la piastrina e l'anello ritrovati a Ravi

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GROSSETO. Il cerchio si è chiuso. Dopo 66 anni i figli di Oscar F. Glomb, il soldato statunitense rimasto ferito in un combattimento nella piana di Ravi del giugno 1944, hanno riavuto alcuni degli effetti personali del padre, persi proprio in Maremma.

Merito di Daniele Bianchini, l'ex ispettore della polizia di stato appassionato di ricerche storiche che qualche settimana fa ha scovato, sotto dieci centimetri di terra nella macchia, le piastrine di riconoscimento di Glomb, una medaglietta, un anello e altri oggetti. Come il web era stato d'aiuto nella celerità dei tempi di rintraccio di Glomb, stavolta sono state le poste a permettere di raggiungere l'obiettivo.

Ormai da qualche giorno i familiari di Oscar - la moglie Dorothy sposata nel 1945 e i figli Steve e Robert - sono tornati in possesso delle cose care che appartenevano al soldato. «Oscar non c'è più - racconta Bianchini, che con la famiglia Glomb ha stretto una bella amicizia a distanza - È morto nel 1998 a Shiner, la città del Texas dove era nato e dove ha vissuto. Apparteneva alla 36ª Divisione di fanteria, Compagnia G, ed era sbarcato a Salerno: aveva combattuto a Cassino e aveva partecipato alla liberazione di Roma sfilando per le strade della capitale». Sono notizie che Bianchini ha ricavato direttamente dai figli.

I quali, oltre a inviargli alcune foto, gli hanno spiegato che loro padre fu anche insignito per atti eroici in combattimento e che negli anni successivi era tornato in Italia, a Salerno. «Era venuto anche insieme ai figli - aggiunge Bianchini - Mi hanno detto che lo aveva fatto anche perché sperava di ritrovare la piastrina». Di piastrine ne sono state trovate due, perché verosimilmente perse da Glomb nel combattimento contro i tedeschi in ritirata dalla Maremma.

È da queste che Bianchini è risalito al soldato: ha trattenuto una dogtag per sé, con il permesso della famiglia, e ha spedito l'altra. Nel pacchetto ha messo anche altro: «Sì, anche l'anello con le iniziali che era stato regalato a Oscar da delle quattro sorelle. E anche la medaglietta votiva, mangiata dal tempo, in cui si intravede la figura di una croce e una persona in adorazione».

Contento? «Sì, per il ritrovamento ma anche per aver permesso alla famiglia Glomb di tornare in possesso di quegli oggetti». Oscar e i suoi figli ci avevano provato ma era oggettivamente difficile orientarsi a distanza di così tanti anni in un territorio profondamente cambiato, dai nomi in una lingua che Glomb non conosceva. E dove scavare, poi? Il cerchio era rimasto aperto, con il rischio concreto che non si chiudesse mai. In un pomeriggio del 2010, invece, il caso e la passione di Bianchini hanno invece cambiato il finale della storia.

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