Il Tirreno

Grosseto

Tribunale del malato, è guerra

Francesca Ferri
<b>CACCIATA </b>Wanda Bosco
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CACCIATA Wanda Bosco

Il gruppo dirigente esautorato parla di golpe e chiama la Regione

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 GROSSETO. La bufera sul Tribunale dei diritti malato di Grosseto arriva sulla scrivania del presidente della Regione Enrico Rossi e dell'assessore alla Salute Daniela Scaramuccia. L'ex coordinatrice del Tdm di Grosseto, Wanda Bosco Ciampa, con tutti i volontari della vecchia guardia chiede al presidente - ex assessore alla Salute - di avviare le procedure per verificare la correttezza della domanda di accesso ai finanziamenti pubblici da parte della sezione grossetana di Cittadinanzattiva, associazione che fa capo al Tribunale dei diritti del malato. Si apre dunque un nuovo capitolo di una vicenda nata due mesi fa quando iniziano quelle che secondo Bosco e i suoi fedelissimi sarebbero illegittime interferenze sul Tribunale del malato di Grosseto.  Interferenze attribuite a Cittadinanzattiva e alla sua coordinatrice provinciale, Gabriella Cerchiai, sfociate in vere e proprie "occupazioni". La vicenda è nota. Dopo un quarto di secolo di reggenza Bosco, oggi 85enne, lo scorso 24 marzo viene sfiduciata in un'assemblea presieduta dal coordinatore regionale di Cittadinanzattiva Adriano Amadei e, il 7 aprile, è sostituita con Roberto Desideri. Inutili le proteste di Bosco e degli altri volontari per le procedure a loro dire non valide: il loro ricorso non fa in tempo ad arrivare alla direzione romana che Bosco e la portavoce della protesta, Beatrice Emma Porpora, a metà aprile sono sospese per un anno per aver disconosciuto gli organi dell'associazione. Il 21 aprile, quando le due donne si presentano alla sede del Tdm all'ospedale, trovano un'amara sorpresa: la serratura è stata cambiata e il loro impegno trentennale scaricato fuori dalla porta nel giro di un mese.  Bosco e Porpora gridano al complotto, invitano l'Asl a non formalizzare accordi «con coloro che si qualificano impropriamente i nuovi responsabili del Tdm» e danno battaglia, facendo risalire l'inizio della rottura con Cittadinanzattiva a due episodi in particolare. Il primo è dello scorso settembre, quando la Cerchiai propone di apporre il cartello "Pronto consumatori" alla sede del Tdm - l'unico sportello al pubblico della rete di Cittadinanzattiva a Grosseto - senza riuscirci. «Il Tdm - tuona Beatrice Emma Porpora - è un'associazione di volontari, non di tutela dei consumatori e quel cartello snatura lo spirito volontaristico del Tdm, che non ha mai preso un centesimo da nessuno».  Il secondo episodio è un cambio di recapito di Cittadinanzattiva che insospettisce i volontari del Tribunale del malato. Dalla sede al centro sociale anziani di Gorarella - come indicato su sito internet - nelle carte per richiedere il finanziamento pubblico Cittadinanzattiva si "trasferisce" a quella del Tribunale del malato al Misericordia. Perché questa discrepanza? Secondo Bosco e Porpora, così Cittadinanzattiva si sarebbe assicurata uno sportello aperto al pubblico che a Gorarella non ha e che è requisito indispensabile per far domanda per i finanziamenti.  Accuse certamente da verificare, ma che l'ex coordinatrice e i suoi fedelissimi non intendono tacere e che si aggiungono all'amarezza per i modi con cui si sentono "liquidati" dopo anni di servizio volontario e incondizionato. Anche se la loro preoccupazione maggiore è di vedere perso il lavoro fin qui svolto, e in particolare il protocollo per l'assistenza post trapianto dei pazienti, elaborato nel 2005 e ancora in attesa sul tavolo del direttore della Asl 9 Fausto Mariotti. «Sarebbe bastata l'approvazione del protocollo che ancora manca a Grosseto - spiega Porpora - e poi Bosco avrebbe lasciato volontariamente il posto. Adesso giudichi Rossi».

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