La manifestazione
"Il Berna", l'amicizia al primo posto
Roberta Bogi Pagnini Sara Landi
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IN VACANZA Alessandro Bernabini ritratto in un momento di relax La casa, le cene, il calcio: Alessandro nelle parole di chi gli voleva bene
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GROSSETO. Una casa ancora da imbiancare, un papà disperato e tanti amici in lacrime. E' quanto rimane della giovane vita di Alessandro Bernabini, 29enne muratore di Arcille impiegato nella ditta Edil Ferrari di Scansano vittima dell'incidente di Istia. Un ragazzone alto e robusto con la passione per il pallone che in tanti ricordano anche per i suoi inizi promettenti da ciclista nella categoria giovanissimi col Gs Curiel di Grosseto. Allora Alessandro vinse anche un titolo toscano e varie gare ma al momento di passare nella categoria Esordienti preferì il pallone. Sui campi di calcio Alessandro, "il Berna" per gli amici, ha indossato diverse maglie, dal Campagnatico allo Scansano, dal Batignano all'Arcille. Era un centrocampista di grande talento ma quest'anno aveva deciso di dedicarsi soltanto al campionato Uisp. «Poteva farci i soldi giocando a pallone - dice scosso un suo compagno di squadra, la Elettrik 2000 Arcille, Andrea Di Meglio - ma militava in una squadra non professionistica perché del gioco amava lo stare insieme in amicizia». Difficile scindere anche per il presidente della squadra Riccardo Dindalini il ricordo della bravura tecnica del giocatore e quello della genuinità dell'amico sempre pronto a scherzare in compagnia. «Ci mancherai grande Berna - scrive Juri su Facebook - ricorderò sempre le nostre battaglie sui campi e le cene fatte, sarai sempre nei nostri cuori». E proprio a cena Alessandro ha salutato per l'ultima volta i suoi amici. Ad Arcille venerdì c'era infatti il Nutella Party organizzato in occasione della Sagra del tartufo. «Quando è arrivato - racconta Davide - ha detto che nel pomeriggio era stato a dipingere con la sua ragazza Francesca, la sua nuova casa che si trova proprio sotto quella del padre». Il tempo di salutare tutti e via sulla macchina con Francesca verso Grosseto, forse diretti alla festa della birra. Una serata spensierata e di festa, insomma, che purtroppo si è trasformata in tragedia: ad arrivare sul posto per caso, poco dopo l'incidente è stata anche Barbara, sorella di Alessandro, che stava rientrando a casa di ritorno da Grosseto. E davanti all'obitorio del Misericordia di Grosseto ieri è stato sempre un via vai di persone affrante e incredule. «Il babbo - dice ancora Davide sconvolto dal dolore di ritorno dall'obitorio - ha detto che non vuole mettere i manifesti mortuari perché non vuole vederli sparsi per la città». Già diversi anni fa la famiglia Bernabini era stata colpita da un grave lutto, quello per la scomparsa di Linda, la mamma di Alessandro venuta a mancare a causa di una grave e rara malattia. «Ancora non ci credo che sia potuto accadere - conclude Davide - un attimo prima eravamo tutti a ridere e scherzare insieme e un attimo dopo tutto è finito». «Ci mancherai grande amico - scrive Marco sempre su Facebook - senza di te niente sarà più uguale, nemmeno scendere in campo sapendo che quando mi girerò non ci sarai più te per passarti la palla». Ma Facebook ieri non ha raccolto solo i messaggi di lutto per "il Berna": dalle sue bacheche è scattata anche una vera e propria gara di solidarietà verso la famiglia di Francesca Ferioli, uscita miracolosamente viva dall'incidente. Francesca, classe 1982, è la figlia di Gino, portiere del Grosseto negli anni Ottanta, nonché sorella di Raffaele, noto p.r. e organizzatore di eventi nelle più importanti discoteche maremmane e non solo, unico grossetano ad entrare come modello nella casa del Grande Fratello. «Stanotte (ieri notte per chi legge, ndc.) quando mi hanno telefonato per dirmi che c'era stato un incidente mortale e ho capito che era coinvolta parte di me - scrive Raffaele sulla sua bacheca del social network - mi è caduto il mondo addosso. Solo in ospedale quando mi hanno fatto vedere mia sorella e le sue lacrime si sono mischiate alle mie ho capito che qualcuno da lassù ha deciso di non portarmi via il mio angelo».
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