Il dolore
La testimonianza. Luigi Grandini ha prestato i primi soccorsi dopo lo schianto
«Ho sentito un lamento»
La corsa con l'estintore e la paura che tutto prendesse fuoco
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GROSSETO. Il botto spaventoso che squarcia il silenzio, la corsa verso la strada, lo sguardo che si spalanca sull'incubo. Dieci ore dopo la tragedia Luigi Grandini è ancora sotto choc, ancora fatica a raccontare quel che ha visto e vissuto la notte prima. Un corpo straziato sull'asfalto, due corpi intrappolati in un ammasso di lamiere dal quale - nel buio - si alza la richiesta di aiuto. E lui - Luigi - da solo. Primo e unico testimone della strage di Istia d'Ombrone, che in pochi secondi deve decidere cosa fare: chiamare aiuto, soccorrere la persona sulla strada, bloccare le auto che potrebbero travolgere quel corpo, o accorrere ai lamenti che provengono dal fossato. «Era circa l'una e un quarto», racconta Grandini. Lui abita proprio lì, con la famiglia, in una villetta subito prima del ponte sull'Ombrone venendo da Grosseto. Ha l'hobby dell'elettronica e spesso tira tardi per qualche lavoretto in garage. L'altra sera, spiega, stava riparando un cellulare. «D'improvviso - dice - ho sentito un gran botto. Il giardino dà su due strade. Dal lato verso l'Ombrone ci sono dei cassoni per la differenziata del Coseca. E lì per lì ho pensato che qualcuno si fosse schiantato sul cassone del vetro. Sono corso da quella parte, ma niente. Allora sono salito su dall'altra parte, e ho visto una scena agghiacciante: l'auto ribaltata nella fossetta e sulla strada un corpo dilaniato, con lo scooter venti metri più avanti». Luigi Grandini entra nel panico. «Ero solo, e dovevo fare qualcosa». La prima, la telefonata al 118 e a ruota ai vigili del fuoco. Poi al cognato, per avere un aiuto. Quindi la corsa in strada, armato di estintore. «Dall'auto - racconta Luigi - arrivava un lamento, una ragazza che invocava aiuto. Insomma, lì dentro c'era qualcuno ancora vivo col pericolo che la macchina prendesse fuoco». Prima però c'è da pensare a quell'altro ragazzo, a quel corpo sull'asfalto. «Era dilaniato, una scena terribile. Ma intanto c'era pericolo che qualche auto lo travolgesse, a quell'ora si corre, col buio...». Così, con una piccola torcia, Grandini si piazza in strada e segnala il pericolo agli automobilisti in transito. Un po' alla volta qualcuno si ferma e nel frattempo arriva l'ambulanza. Luigi tira un attimo il fiato e dà una mano, come può, ai soccorsi. «Per tirare fuori dall'auto la ragazza ancora viva, hanno faticato parecchio. Col ragazzo non c'è stato niente da fare: hanno provato a rianimarlo... Poi lo hanno coperto col lenzuolo». Un lenzuolo copre anche il corpo sull'asfalto, e solo allora Grandini comprende la portata della tragedia: «Un'immagine che mi resterà dentro per tutta la vita».
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