Attenzione
In carcere per il tentato omicidio
◗
SPARATORIA Il sopralluogo dei periti alla curva dei Peri vicino a Niccioleta È diventata definitiva la condanna per l'agguato alla curva dei Peri
3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. La Cassazione ha confermato la condanna inflitta a Roberto Vallini, il 46enne piombinese che nel 2005 tentò di uccidere con una fucilata il nuovo compagno della moglie: 6 anni e due mesi, ridotti a 3 anni e due mesi per il condono. Sarebbe bastata la riduzione di due mesi della pena per evitargli il carcere e concedergli l'affidamento in prova. Così da ieri Vallini è in una cella delle Sughere di Livorno, dove l'hanno trasferito i carabinieri dopo avergli comunicato l'ordine di esecuzione della sentenza, emesso dal Tribunale di Grosseto. Vallini era stato condannato in primo grado a otto anni col rito abbreviato nell'udienza preliminare (diventati cinque per effetto del condono), poi era stata la stessa procura generale a chiedere una riduzione della pena, ritenuta eccessiva. Richiesta che appunto era stata accolta dalla corte di appello di Firenze, nell'estate scorsa, con una riduzione di un anno e 10 mesi. Poi la Cassazione, che ha confermato la sentenza di secondo grado, ora definitiva. Roberto Vallini è così entrato in carcere per l'esecuzione della pena relativa all'agguato che avrebbe teso nel tardo pomeriggio del 22 luglio 2005 alla curva dei Peri sulla provinciale di Niccioleta. Secondo i giudici Vallini avrebbe sparato dal costone della curva, roso dalla gelosia nei confronti del suo bersaglio, Graziano Lenzi, considerato il responsabile della separazione dalla moglie. Nelle sentenze, non è stata accettata la tesi della difesa (avvocato Massimiliano Arcioni) secondo cui al massimo Vallini poteva essere ritenuto colpevole di lesioni aggravate. L'episodio accadde intorno alle 19,15 del 22 luglio 2005: curva dei Peri, strada provinciale 88 di Niccioleta. Lenzi stava tornando a casa alla guida di una Fiat Multipla. Stava telefonando. Improvvisamente aveva visto scoppiare il vetro lato guida. Era riuscito a fermarsi, era stato soccorso. In ospedale i medici ovviamente capirono subito che la ferita al braccio, alla mano e alla coscia sinistra, era stata provocata da un'arma da fuoco e avevano avvertito i carabinieri. I militari avevano ascoltato la vittima in ospedale, le indagini avevano avuto subito come oggetto Vallini, che avrebbe minacciato la vittima e la propria moglie da cui si era separato pochi giorni prima. La perquisizione e il sequestro di armi avvennero a casa di Vallini appena 5 ore dopo. Scagionato dal dna (non era suo quello sui mozziconi di sigaretta recuperati sul costone della curva) Vallini venne incastrato da altri indizi e da una testimonianza: un uomo aveva notato ai Peri (alle 17,30 e alle 18,40) una Opel grigia con a bordo un 35-40enne, capelli corti, carnagione scura, maglietta arancio-ruggine. E Vallini, all'epoca 40enne, aveva una Opel Zafira grigia. A casa sua era poi stata sequestrata una maglietta molto simile oltre a terzarole analoghe a quelle dell'agguato. Compatibili, secondo il perito del pm, le munizioni sequestrate con i pallettoni della cartuccia esplosa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
