Il dolore
Il Parco affidato a Luca Agresti
Gabriele Baldanzi
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CONGEDATO Hubert CorsiCommissario o nuovo presidente. Il ministro avrebbe già deciso
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GROSSETO. Non c'è ancora l'ufficialità (la pubblicazione del Decreto), ma dall'altra sera - per il Governo - si è conclusa al Parco archeominerario delle Colline Metallifere l'era Corsi. Dopo otto anni di lavoro e tre proroghe rimbalza dai corridoi romani la notizia della nomina - a sorpresa - del coordinatore provinciale del Pdl Luca Agresti. Non si sa ancora se da commissario o da nuovo presidente. Sarà lui - non senza difficoltà - ad affrontare nei prossimi mesi gli amministratori locali (tutti avversari politici), arrabbiati per la melina e per i treni persi. Hubert Corsi era stato indicato alla guida del Comitato provvisorio di gestione alla fine di luglio del 2002 (Governo Berlusconi). Poi - negli anni a venire - era stato sempre confermato in virtù della competenza e delle qualità messe in campo nel portare avanti l'ambizioso piano di valorizzazione del patrimonio minerario e tecnologico. Gradito ai sindaci del territorio, alla Provincia e alla Regione Toscana, l'ex parlamentare Dc ha sempre mantenuto buoni rapporti con funzionari ministeriali e politici dei due schieramenti. Ieri Corsi ha commentato con il sorriso, a suo modo, questa inattesa (e ancora ufficiosa) decisione del Ministero dell'Ambiente: «Viviamo un periodo di creatività giuridica e quindi tutto è possibile, anche il commissariamento del nostro Parco... - ha scherzato - ovviamente, se così stanno le cose, sono curioso di leggere le motivazioni, di capire dove siamo mancati. Escludiamo per un attimo l'ipotesi proroga; perché si è preferito questa strada a un naturale rinnovo delle cariche nei tempi previsti? Io comunque accetto la decisione maturata a Roma e mi faccio da parte. Saranno le istituzioni locali, se lo ritengono opportuno, a chiedere spiegazioni, a cercare mediazioni. La politica è anche questo». Un mese fa il sindaco di Gavorrano, Massimo Borghi, aveva confidato al nostro giornale il timore di una scelta «volutamente tardiva e molto politica». Ieri, sempre sul Tirreno, concetti simili sono stati ribaditi dal suo predecessore, Alessandro Fabbrizzi. Quello che più sorprende è la mancanza di comunicazione tra Roma e gli altri enti territoriali. Un dialogo interrotto - pare di capire - sulla definizione statutaria del Parco. Esisterebbe, infatti, una netta contrapposizione di vedute tra il Ministero e la componente locale sulla veste statutaria da adottare. Per Marras e i sindaci parrebbe opportuno e coerente orientarsi sulla Fondazione di partecipazione, istituzione di diritto privato senza fini di lucro che coniuga l'elemento tipico delle associazioni con l'elemento che caratterizza le fondazioni. Dentro al Parco confluirebbero così persone fisiche e giuridiche, enti pubblici ma anche banche, aziende, università. Diversa l'opinione del Ministero, che - cacciando i soldi e volendo mantenere un controllo sul Parco, a partire dalla nomina più importante - propende per la soluzione società consortile.
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