Il Tirreno

Grosseto

L’EX HUBERT CORSI

«Io prorogato? Chissà. Intanto è saltata la visita dei commissari»

Gabriele Baldanzi
<b>IN ATTESA </b>Il presidente &#147;scaduto&#148; del Parco Hubert Corsi
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IN ATTESA Il presidente “scaduto” del Parco Hubert Corsi

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 GROSSETO. In attesa dell'ennesima proroga al suo mandato di presidente, Hubert Corsi ieri ha rotto il silenzio per tracciare un breve bilancio dei suoi otto anni alla guida del Parco minerario delle Colline metallifere, ma soprattutto per parlare di ciò che (non) sta accadendo. «Non voglio fare polemica né avviare una battaglia politica per mantenere il posto per altri sei mesi. Non è proprio nelle mie corde. Se arriverà la proroga bene, altrimenti...».  Allarga le braccia Hubert Corsi, che in cinquant'anni anni di attività politica (quindici dei quali in Parlamento) ne ha viste e vissute tante di situazioni così: stalli, ripicche, cavilli, a volte - come in questo caso - in danno della collettività.  Perché, secondo lei, a Roma non si decide né in un senso - la sua proroga - né in un altro, un nuovo presidente o un commissario?  «Il commissariamento mi sembra un atto forte, che non troverebbe motivazioni. Per ripartire con un altro Comitato di gestione e un nuovo presidente, diverso dal sottoscritto, ci vuole prima ancora del Decreto un accordo di programma tra Enti; ci vogliono riunioni e tempo. Quello che invece il nostro Parco non ha, se vuole concludere al meglio l'iter per entrare a far parte della Rete internazionale dei geoparchi Unesco».  Dal ministero pare che le contestino la mancata definizione statutaria del Parco; avreste disatteso questo obiettivo, complicando il rinnovo delle cariche. È vero?  «Non è così. La scelta normativa di una veste statutaria per essere davvero efficace deve adattarsi alla realtà che si intende normare e alle finalità da perseguire. Ne abbiamo discusso a lungo dello statuto, della veste da dare al Parco, Fondazione di partecipazione o società consortile. Alla fine, insieme ai Comuni, alla Regione e alla Provincia, confortati dai risultati ottenuti dal 2002 a oggi in relazione alla scarsità di risorse finanziarie a disposizione, è stato disegnato un modello statutario verso il quale a nostro avviso è opportuno orientarsi. E lo abbiamo mandato a Roma».  Voi, si dice, preferite un Parco-Fondazione. Mentre il Governo propende per un Parco sul modello di una società consortile... È così?  «Penso che sia una ricostruzione vicina al vero».  Non è questo il nodo che impedisce, al momento, la sua riconferma?  «Non lo so. Quello che so, di certo, è che due anni fa il Ministero ha dimenticato di rinnovare la Commissione per lo statuto...».  Si sono fatti dei confronti con il Parco "gemello" dell'Amiata, per il quale è arrivata la proroga ad hoc nei tempi previsti, subito dopo la scadenza. Vi siete sentiti con il professor Luigi Vagaggini?  «Sì, ci siamo sentiti. Vagaggini è un amico, un uomo che stimo e il mio giudizio sul suo lavoro è positivo. Mi è dispiaciuto il fatto che si sia insistito fin troppo sui giornali sulle cose che noi abbiamo fatto e loro no. Sono realtà diverse. I paragoni non reggono. Una cosa però voglio dirla: anche loro lo statuto non ce l'hanno ancora».  Cosa rischia di saltare con questa infinita melina?  «Rischia di saltare il Parco nel suo insieme. Non sta a me ricordare quanto di buono abbiamo fatto. È sotto gli occhi di tutti. Intanto nel 2010 non ci sarà il Premio Santa Barbara, si rischia di perdere finanziamenti a portata di mano e di compromettere il delicato percorso con l'Unesco».  Quali sono i prossimi appuntamenti in agenda?  «Al momento non ci sono agende, né appuntamenti. Avremmo già dovuto ricevere la visita dei due esperti Unesco, un greco e un tedesco, ma è saltata e i ritardi vengono valutati; avremmo dovuto preparare l'inaugurazione della sede scientifica del Parco, a Niccioleta; avremmo dovuto lavorare per inserire il museo del ferro dell'ex Ilva in un percorso di accreditamento a livello europeo. Tutto bloccato».

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