Il Tirreno

Grosseto

Ma è giallo sul censimento. Marras preoccupato: «Se prendono il 2001 siamo sotto i 220mila»

Provincia salvata dagli stranieri

Francesca Ferri
<strong>AI RAGGI X </strong>I numeri della Provincia di Grosseto
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AI RAGGI X I numeri della Provincia di Grosseto

Solo 7mila residenti più della soglia minima imposta dal Governo

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GROSSETO. La Provincia di Grosseto rischia di essere eliminata. Non è uno scherzo, né una iettatura: su palazzo Aldobrandeschi pende la mannaia del Governo che, con il decreto legge approvato martedì scorso, vuole cancellare le Province con meno di 220mila abitanti e che si trovano in zone non di confine. E qui, per Grosseto, iniziano i grattacapi, perché se i confini del Grossetano sono certi, meno lo è il numero degli abitanti. O meglio: a quale conteggio degli abitanti bisogna far fede? Nella super manovra non si specifica se il dato di riferimento è quello fresco dell'Istat del dicembre 2009, o se invece è quello, più lontano, del censimento 2001. E non si tratta di una sottigliezza. Perché se nell'ultimo calcolo risulta che i grossetani da Monterotondo a Capalbio sono 227mila e 66, cioè 7mila in più del limite, nel censimento di nove anni fa erano 210mila 876: 10mila in meno di quanti ne servono per tenere aperte le porte su piazza Dante. Nel primo caso, dunque, Provincia salva per un soffio. Nel secondo no.  «Se il dato da rispettare è quello del 2001 siamo sotto - spiega il presidente della Provincia Leonardo Marras - ma più che preoccupato sono divertito. Questa è proprio una barzelletta». E tra l'incredulo e l'amareggiato aggiunge. «Abolire le province come la nostra è una pretesa ideologica che prescinde dalla realtà. Il ragionamento fatto dal governo va ribaltato specularmente: più i territori sono vasti e poco densamente popolati, più le Province hanno ragione d'esistere».  Quella di Grosseto è la quinta provincia meno densamente popolata d'Italia. Qui Palazzo Aldobrandeschi ha compiti importanti: si occupa della manutenzione dei circa mille e 800 chilometri di strade, della quarantina di edifici scolastici sparsi in 28 comuni, della tutela del vastissimo territorio - dal contrasto all'erosione costiera - e guida la protezione civile che monitorizza e previene calamità in tutti i 4.504 chilometri quadrati che fanno della nostra provincia una delle più vaste.  «Una realtà - ribadisce Marras - che coincide con un grande distretto rurale e nella quale le politiche d'area garantite dalla Provincia riescono a tenere insieme costa ed entroterra, con zone molto diverse fra loro sotto il profilo socio-economico. Senza tenere conto del fatto che negli ultimi dieci anni, soprattutto in Toscana, sono state moltissime le funzioni delegate o trasferite alle Province dalla Regione o dallo Stato».  Ma cosa può succedere se il cuscinetto di 7mila abitanti che garantirebbe la sopravvivenza dell'ente non bastasse? «In base a quali considerazioni - si chiede Marras - verrebbe smembrata fra le superstiti Province di Siena e Livorno? L'orografia? A Livorno la costa a Siena l'entroterra. Le vocazioni produttive? La piana industriale di Scarlino e Follonica con Piombino. Massa Marittima con Siena. E allora, rincorrendo l'assurdo, perché non cedere Orbetello e l'Argentario alla Provincia di Viterbo? Oppure il disegno vero è quello di restituire ai banchieri della Repubblica di Siena i loro "paschi", a garanzia dei prestiti che dovranno erogare?».  L'accanimento del Governo contro le Province non è un urlo nel vuoto. Da tempo questi enti non godono di buona reputazione, accusati di essere inutili carrozzoni che sprecano denaro. «Tutta la pubblica amministrazione deve fare mea culpa - spiega Marras - ma bisogna tener conto che negli ultimi cinque anni alle Province sono stati sottratti 5 miliardi di euro, a fronte di un aumento del costo della vita che anche le province devono fronteggiare. Nonostante questo si può fare di più: proprio martedì abbiamo presentato un piano per risparmiare 300mila euro. Ma quando tolgono così la libertà di azione, diventa difficile lavorare».  Fra qualche giorno si saprà se la Provincia avrà un futuro «ma magari - spiega Marras - tutto si arenerà». In ogni caso c'è un aspetto curioso di cui tener conto. Se farà fede la rilevazione dello scorso dicembre e la Provincia si dovesse salvare, sarà tutto merito degli immigrati. I soli italiani residenti in Maremma, infatti, non arrivano a 210mila; è solo grazie ai 17mila 188 immigranti che la provincia potrebbe continuare a contare sul suo parlamento.

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