Il Tirreno

Grosseto

Mabro all'asta per la terza volta

Pierluigi Sposato
<b>VIA SENESE.</b> Lo stabilimento Mabro
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VIA SENESE. Lo stabilimento Mabro

Capannone, uffici e appartamenti: si parte da 4,3 milioni

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 GROSSETO. Terza asta per la Mabro. Gli immobili che compongono i quattro lotti del complesso di via Senese (il capannone, più uffici e appartamenti) vengono oggi venduti a partire da 4.351.686 euro. La metà della base d'asta della prima vendita, quella del 13 aprile (9,791 milioni).  Le riduzioni del 30%, passate attraverso la seconda asta deserta (4 maggio), hanno portato all'importo attuale. «Ci sono offerte» è la dizione che fa capire che oggi, nella sede dell'esattoria di via Gorizia (l'asta è promossa da Gerit-Equitalia per crediti di imposta e Inps non pagati), ci sarà almeno un concorrente. Ci sarà Movies? La spa, che ha rilevato un ramo della storica azienda grossetana, circa un mese fa aveva annunciato la volontà di partecipare all'asta. È verosimile che sia proprio Movies a partecipare anche se Filippo Invitti, amministratore delegato della spa, preferisce non dichiarare nulla. Con questa operazione, Movies diventerebbe proprietaria dell'immobile che occupa attualmente in affitto.  La vendita all'asta è finalizzata al recupero di un importo particolarmente ingente - ma la cifra non viene rivelata - di debiti che Mabro ha con l'Erario e con la Previdenza sociale, formalizzati con l'invio delle cartelle che portano come data di riferimento il 2009. Ma i debiti risalgono indietro nel tempo, moltissimi anni. Come mai così tanto tempo prima di pagare? Non c'era un'altra soluzione, come nel caso delle istanze di fallimento avanzate dai dipendenti che reclamano il Tfr? «Come per il Tfr - rispondono gli avvocati Giovanni D'Amato e Antonio Fiorini, legali di Mabro - anche in questo caso è questione di tempo. C'era la possibilità di una sorta di concordato fiscale che è ancora in attesa di risposta. Un concordato garantito dalla vendita dell'opificio. Ma non c'è stato dato il tempo di perfezionarlo. Gerit-Equitalia è intervenuta in questa situazione». Insomma, i tempi della riscossione non si sono conciliati, per dirla elegantemente, con quelli del concordato. «E con la vendita a 4,3 milioni - aggiungono i legali di Mabro - si saldano soltanto i Tfr e il mutuo ipotecario stipulato con il Monte dei Paschi, i due creditori privilegiati. Non certo il credito con l'Erario». In altre parole, secondo gli avvocati Gerit-Equitalia non rientrerebbe in possesso delle cifre reclamate, evidentemente ben superiori.  Stamani l'asta, con rialzi minimi obbligatori di 15mila euro. Poi, entro 30 giorni, l'aggiudicatario deve consegnare la cifra. Infine il Tribunale deve valutare la regolarità formale e la congruità delle cifre dell'operazione perché questa diventi realmente efficace.

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