Il Tirreno

Grosseto

IL PUNTO

Chiese firmate e spot terremotati Quel che è tuo è mio, così fan tutti

3 MINUTI DI LETTURA





 Provate a immaginare cosa accadrebbe se il sindaco decidesse di spendere seimila euro dei soldi pubblici per impiantare nei giardinetti di via Ximenes - rimessi a nuovo dal Comune per volontà sua e della sua giunta - una statua simbolo delle famiglie di Maremma (i giardinetti in questione sono dedicati soprattutto ai bambini) e quella statua raffigurasse lui, sua moglie e i suoi figli. Si griderebbe allo scandalo, con immediata richiesta di dimissioni dall'opposizione. Così come si griderebbe allo scandalo se lo stesso sindaco apponesse in quegli stessi giardini una targa con su scritto «Questi li ha fatti la giunta di Emilio Bonifazi».  Nella curiosa vicenda del cimitero di Sterpeto si riscontrano entrambi questi elementi: nell'affresco di Sant'Anna, pagato con denaro della San Lorenzo Servizi e dunque del Comune, è ritratta la moglie del direttore della San Lorenzo stessa, il quale per di più fa apporre il suo nome in bella vista sull'affresco stesso. Quanto basta per parlare perlomeno di azione "inopportuna", a prescindere dal fatto che la storia dell'arte sia piena di santi ed eroi raffigurati con volti di gente normale presi dalla contemporaneità.  Tuttavia sarebbe ingeneroso gettare la croce addosso ai protagonisti - magari in buona fede - di questo "infortunio" (committenti e artisti), dimenticando che un episodio del genere matura in un contesto - locale e nazionale - assai fertile, in questo senso. Senza scomodare il premier Berlusconi che si fa la campagna elettorale sul terremoto d'Abruzzo presentando quasi fossero un suo dono le case costruite (poi si è scoperto come) con i soldi dello Stato, basterebbe ricordare le gesta dell'ex sindaco di Campagnatico, Elismo Pesucci, il quale firmava a suo nome i cartelli di chiese e monumenti restaurati a spese dei contribuenti; oppure l'incidente di percorso dell'ex sindaco Antichi, sbeffeggiato da Vittorio Sgarbi per aver solo progettato una sorta di arco di trionfo da costruire alle porte di Grosseto come simbolo della sua personale visione della città. O ancora i tanti giornalini comunali che circolano da anni in provincia, pagati dai cittadini e zeppi di foto e dichiarazioni solo degli amministratori di turno; o i libri pubblicati a spese degli enti pubblici e le cui prime pagine sono occupate da "santini" e prolusioni di presidenti e dirigenti degli enti stessi.  Il punto è che in questa "povera Patria", come cantava Battiato nell'ormai lontano 1992, il confine tra bene pubblico e privato interesse è più sottile degli slip delle escort. Così può accadere che il dirigente di un'azienda pubblica non trovi nulla di strano nel far immortalare dall'azienda stessa un proprio familiare in gigantografia sulla parete di un edificio pubblico, proprio come il politico che mette la sua foto in cima al volume stampato a nome dell'istituzione e col denaro dei cittadini. Se così fan tutti, perché porsi il problema? E.G.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa