Il Tirreno

Grosseto

Transennati e praticamente senza gestore

Scali di alaggio del Valle chiusi da oltre 17 anni

Renzo Wongher
<b>PORTO.</b> Scalo di alaggio
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PORTO. Scalo di alaggio

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 PORTO S. STEFANO. Lo scioglimento della Sogesca ha riportato in primo piano il problema degli scali d'alaggio, situati nella darsena del Valle, mummificati e di conseguenza non utilizzati da oltre 17 anni. Si tratta in pratica di uno spazio e di una infrastruttura che farebbero oltremodo comodo alla nautica da diporto e alle attività connesse alla navigazione, che invece non può essere utilizzata.  Con la Sogesca in vita si poteva sperare, che una volta ottenuta la concessione demaniale, la società rimettesse in sesto l'impianto dotandolo di apparecchiature moderne per l'alaggio e il varo di unità navali; con la sua scomparsa questa speranza viene a cadere. Se almeno si potessero demolire i quattro scali in legno che occupano gran parte dell'area, si potrebbe utilizzare l'ampia superficie come scivolo per tirare a secco o far scendere in acqua quelle imbarcazioni che vengono spostate su carrelli.  Con la fame acuta di spazi da dedicare alla nautica, che affligge Porto S. Stefano, lasciare inutilizzata tale area è veramente un peccato. Ma perché quell'area è recintata e inaccesssibile (tranne qualche deroga molto temporanea)? Perché c'è una ordinanza dell'Ufficio circondariale Mrittimo, la numero 146 dell'anno 2000, che trae origine da una disposizione della Capitaneria di porto di Livorno e da una precedente ordinanza che risale addirittura al 1993, con la quale si dispone che: «Sulla zona demaniale marittima dei 4 scali d'alaggio fissi nella Darsena Arturo nel porto di Porto S. Stefano è vietato lo svolgimento di tutte le attività connesse alla destinazione della stessa, è vietato l'ingresso nella stessa zona a tutte le persone a mezzi o autoveicoli di qualunque tipo e l'alaggio di unità di ogni specie».  Tutto ciò in quanto mancano le necessarie misure di sicurezza e di igiene, ambientali, che come previsto dal Codice della navigazione, sono da concordare con la Regione, con la Asl e l'Ispettorato del lavoro.

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