Il Tirreno

Grosseto

L'azienda Il Terzo è in liquidazione

Enrico Pizzi
L'azienda Il Terzo è in liquidazione

Via libera dalla maggioranza in consiglio, l'opposizione non vota

3 MINUTI DI LETTURA





 GROSSETO. Via libera, tra polemiche e scambi di accuse, alla liquidazione dell'azienda vivaistica del Comune di Grosseto "Il Terzo". La maggioranza ha votato compatta, mentre l'opposizione non ha partecipato al voto chiedendo il ritiro di una delibera considerata una «delega in bianco» per il liquidatore. Protagonista, in consiglio comunale, l'ex assessore al patrimonio Luigi Colomba al quale è stato riconosciuto il merito di aver voluto, già nel 2003, all'indomani della trasformazione dell'azienda speciale Il Terzo in spa, la vendita del 49%, favorendo l'ingresso di capitali e competenze di privati. Un merito naufragato nelle resistenze dell'allora maggioranza. «Colomba - ha detto il capogruppo socialista Giancarlo Tei - non deve sentirsi in colpa per aver acquisito Il Terzo al patrimonio del Comune, ma per non aver insistito nell'intenzione di vendere».  Si preferì - spiega il consigliere del Pdl Stefano Dragoni - aspettare che si attuasse il piano aziendale, nella speranza che l'azienda si rivalutasse e fosse possibile ricavare di più dalla vendita. In realtà così non è stato e il consigliere del Pd Walter Lunardi ricorda che i ricavi sono sempre stati inferiori ai costi di produzione e i bilanci si sono sempre salvati grazie alle stime del magazzino. Affermazione letta come un'accusa pesante dall'ex presidente del Terzo, Mario Lolini. Il fatto è che il magazzino veniva regolarmente stimato a valore di costo, assai superiore al valore di mercato.  Oggi il Comune raccoglie i cocci di un'iniziativa imprenditoriale che per la maggioranza attuale è fallita a causa degli errori commessi dai suoi predecessori. Primo fra tutti l'idea che un Comune possa fare l'imprenditore: perché se lo fa deve anche metterci soldi e non si può pensare - secondo Tei - che un'azienda si finanzi ricorrendo solo all'indebitamento. Per l'opposizione, invece, le ragioni del disastro risiederebbero tutte - lo dice il capogruppo del Pdl Luca Montemaggi - nell'incapacità di chi ha gestito l'azienda dal 2006 ad oggi. Sta di fatto che la liquidazione è divenuta un passo necessario. Le ragioni le ha spiegate l'assessore al patrimonio Anna Guidoni, che ha sottolineato, comunque, che si tratta di una decisione convinta, seppure presa anche con un po' di rammarico e di tristezza.  Le perdite dell'azienda - il bilancio consuntivo 2009 non c'è ancora, ma è presumibile che si superino i 4,2 milioni di euro - andranno a intaccare il terzo del capitale sociale e dunque, non potendo ricapitalizzare perché la legge lo impedisce e anche perché il consiglio comunale aveva già deciso di dismettere il ramo d'azienda vivaistica, l'unica soluzione resta quella di andare alla liquidazione. Che per la maggioranza - lo esplicita ancora Walter Lunardi - deve significare uscirne senza debiti e garantendo i 18 posti di lavoro attuali. In realtà - ha ribadito pure il sindaco - si dovrà anche valorizzare il patrimonio, e sarà fatto con il regolamento urbanistico.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa