Il dolore
Il crollo del tetto del santuario Mariano di Val di Prata non è il solo caso di abbandono di storici edifici
Vanno in rovina monumenti insigni
Fiora Bonelli
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CONVENTO Il monumentale edificio della Selva Nel lungo elenco c'è anche il convento della Selva ricco di opere d'arte
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MONTE AMIATA. Il crollo del tetto del santuario di Monticello dedicato alla Madonna di Val di Prata, impone, come tutte le volte che capitano eventi di questo tipo, una riflessione sullo stato delle ricchezze artistiche e architettoniche di cui l'Amiata gode, alcune delle quali versano, ancora oggi, in uno stato di abbandono notevole. Si perdono, o si rischia di perdere, pezzi di arte e di storia di indubbio valore, anche se è evidente che nella maggior parte dei casi i ripristini non sono effettuati per mancanza di fondi sufficienti che le istituzioni o pubbliche o religiose che siano non sono in grado di sopportare. In ogni caso, e comunque stiano le cose, vi sono luoghi, ancora ripristinabili, che per secoli hanno fatto la storia della montagna e che adesso sono abbandonati a se stessi. Talvolta, a confronto degli edifici ancora in piedi, godono migliore salute e sono meglio valorizzati, i ruderi illustri, come quelli del Convento del Colombaio di Seggiano o San Processo di Casteldelpiano, tenuti d'occhio e curati da istituzioni e privati, meta di turisti, incuriositi da storia e leggende. Al Colombaio, che fu fra i primi eremi francescani, se non il primo, a sorgere in Toscana nel XIII secolo, fece il suo noviziato, nel 1400, S. Bernardino da Siena e San Processo, di cui oggi rimane solo il campanile, fu monaco Iacopo Savelli, figlio di Giovanna Aldobrandeschi e Podestà di Montelaterone, che divenne Papa col nome di Onorio IV nel 1285. Vi sono emergenze dove sarebbe urgente intervenire. Due per tutte: il convento della Selva di Santa Fiora e quello delle Clarisse, sempre di S.Fiora. Si tratta di due perle della montagna, sia per il loro valore storico, architettonico, artistico, e quello legato alla tradizione e al leggendario. Il Convento delle Clarisse (sec. XVII), le cappuccine "murate vive", è situato nel terziere di Borgo ed è stato, dopo l'uscita delle monache dal monastero, nel 1992, abbandonato completamente a se stesso. Migliori invece le condizioni della attigua chiesa di Santa Chiara, dove si conserva un crocifisso ligneo miracoloso secondo il popolo, quel Crocifisso per il quale si celebra a Santa Fiora la spettacolare festa del 3 maggio. Il convento della Ss Trinità, della Selva, è luogo di grande valore sia per opere d'arte che per tradizioni e ambiente. E' nel bel mezzo della riserva naturale di abete bianco, una vera chicca per gli appassionati di biotopi. Il convento francescano fu costruito nel sec. XV, secondo la tradizione leggendaria, dal conte Guido Sforza che lo avrebbe fatto erigere come ex voto dopo l'uccisione di un drago che terrorizzava l'Amiata. I resti della testa del drago (poi classificato dagli esperti come un coccodrillo) si conservano nel convento, che ospita anche i resti mortali dello stesso Guido Sforza. Fino a pochi anni fa il convento continuava a funzionare come colonia estiva, aveva una grande biblioteca in legno con volumi e volumi. Oggi è vuoto e versa in uno stato di desolazione. Nella chiesa, opere in stile robbiano e la pala dell'Assunzione della Vergine con i santi Girolamo e Francesco opera di Girolamo di Benvenuto (1493) simile a quella dello stesso autore, proveniente da Grancia e conservata nel Metropolitan Museum di New York.
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