Finanza
«Ad ucciderci è il fast-food dei bar»
Elisabetta Giorgi
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BAR. Tavoli allaperto dove si consuma un pasto allora di pranzo Molti ristoranti stanno chiudendo e i gestori accusano i colleghi
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GROSSETO. Se i ristoranti del centro storico sono alla canna del gas, la colpa sarebbe dei baristi che si stanno improvvisando "ristoratori", e al posto dei soliti caffè preferiscono virare su lasagne e spiedini. A lanciare l'accusa è un ex ristoratore che vuol restare anonimo. «In fondo siamo stati colleghi», dice senza nascondere il disappunto. Ma il fenomeno è dilagante. Nelle ultime settimane sono chiusi vari ristoranti del centro storico di Grosseto. La Giara, Il Danubio Blu, lo Zerocinqueseiquattro sono le ultime vittime di una crisi che sta piegando il settore. Due mesi fa è toccato al Giardino di Eva; prima ancora al Kong Keller. Per chi ha chiuso i battenti la colpa è dei canoni di locazione troppo alti, o comunque non "ritoccati" in tempi di crisi. Sempre meno soldi in cassa, e affitti sempre uguali, che alla fine sono diventati pesanti come macigni. Ma per qualcuno la responsabilità è anche dei baristi che si stanno improvvisando "ristoratori", e al posto dei soliti caffè si sono messi a servire primi e secondi. «Basta fare un giro in centro - dice - sia per il corso che per le vie laterali. Noi ristoratori siamo uccisi da tutti questi locali, bar e caffetterie che stanno cambiando iniziato a fare ristorazione. Ti propinano una ristorazione mordi-e-fuggi, mettono in vetrina le foto dei cibi da scaldare e li vendono a 7-8 euro euro dopo averli scongelati nel microonde. Io facevo i primi freschi a 6 euro, ho speso fior di quattrini per rinnovare le attrezzature e fare una ristorazione di qualità, e loro se la cavano così... Ma come si può andare avanti?», si sfoga. In centro vari bar hanno appeso lavagnette col menù: un fiume di piatti caldi serviti nei tavolini esterni, dove un tempo si respirava solo l'aroma di caffè e brioche. I baristi si stanno riciclando così, per sbarcare il lunario. E il menù è persino "nutrito". Un bar propone "lasagne Bologna, tortellini al ragù, spaghetti alla carbonara" più altri tre o quattro primi a 7,5 euro. I secondi sono spiedini di pollo arrosto, cotoletta fritta", anche qui a 7-8 euro. A pranzo, e specie la domenica, il bar è pieno zeppo di clienti seduti nei tavolini fuori. Ci sono parecchi stranieri. Nelle vie collaterali altri bar fanno lo stesso. Lavagne con scritto "trattoria" accanto ai menù, e tavolini riempiti di giovani e turisti. Alcuni scongelano, ma c'è chi fa cucina espressa. «Comunque - lamenta l'ex ristoratore - Tutti i baristi si sono messi a cucinare... Del resto fanno bene, lo possono fare, nessuno glielo vieta". Il disappunto è per una "regolamentazione»che in alcuni casi impone troppo, e in altri concede troppo «sottraendo ad altri. Le licenze dei baristi permettono la ristorazione? Loro giustamente lo fanno. Io però mi sono ritrovato alla porta». Anche Marco Nannetti (ex titolare del Danubio Blu, che ha chiuso il locale e venduto il palazzo a un notaio) qualche giorno fa ha puntato il dito sulla concorrenza dei bar ai ristoratori del centro. «Ci prendono tutto il lavoro del pranzo - si è sfogato - Negli ultimi tempi ci eravamo ridotti a servire 3-4 buoni pasto per i dipendenti del Comune e della Provincia. E il resto della clientela se lo sono inghiottito parecchi baristi coi loro piatti surgelati».
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