Il Tirreno

Grosseto

   LA STORIA

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   LA STORIA Un affare fatto e disfatto   Annunci e rinunce, polemiche e smentite. Il Marraccini fa parlare di sé da 7 anni, da quando la famiglia Micheli decise di chiudere la sala cinematografica. Già allora, ottobre 2003, epoca Antichi, esisteva una trattativa di acquisto da parte del Comune di Grosseto per realizzarvi un museo e una scuola del cinema, ospitandovi rassegne e festival, senza cambiare la destinazione d'uso dell'immobile.  L'edificio, progettato nel 1926 dall'ingegner Della Rocca di Roma, ha i contorni classici di ispirazione Liberty. Lo fece costruire il macellaio Giovanni Marraccini, il nonno di Marco Micheli, firmando un cambialone - così si racconta - che solo alla fine della guerra riuscì ad estinguere. Durante i bombardamenti il Marraccini si salvò per decollare nei successivi anni Cinquanta. Ne seguì mezzo secolo di programmazioni cinematografiche con tre generazioni della stessa famiglia impegnate in via Mazzini prima della sospensione delle proiezioni.  Nei primi mesi del 2005 Comune e Provincia rinunciano all'acquisto. C'è un interessamento della Banca della Maremma. L'immobile richiede importanti interventi di ristrutturazione. A sorpresa, ad agosto dello stesso anno, è un privato, l'imprenditore Riccardo Demi, ad acquistare. Voci di un nuovo interesse pubblico per la struttura tornano a circolare nel 2007, prima che il Comune di Grosseto decida di puntare sull'acquisto del Moderno. A novembre del 2009 il nostro giornale racconta di una trattativa in corso tra la Diocesi e il nuovo proprietario, con il coinvolgimento della Banca della Maremma. Nel frattempo si scopre che sulla compravendita Micheli-Demi del 2005 grava una diffida giudiziaria del Monte dei Paschi di Siena. Il presunto arrivo degli euroislam è storia recente (gb)

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