Attenzione
Disoccupato da nove mesi: si uccide
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OSPEDALE. Provinciale della Misercordia Aveva 35 anni, era una guardia giurata. Donati gli organi
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GROSSETO. Riccardo aveva perso il posto lo scorso settembre. Aveva 35 anni, si è ucciso sparandosi. Le guardie giurate hanno tutte la pistola personale; serve per evitare che le armi siano riunite in un arsenale pericoloso, che dovrebbe essere sorvegliato giorno e notte. Riccardo Cavassa, ex guardia giurata, si è sparato con la pistola che aveva sempre usato per il suo lavoro. Era stato assunto con contratto a termine per tre stagioni. Il dramma sabato all'ora di cena. La famiglia era a tavola, quando il giovani si è alzato tranquillamente, avviandosi verso la zona notte della casa; subito dopo, il colpo secco della pistola. I genitori sono accorsi e, trovandolo riverso a terra, hanno chiamato i soccorsi. L'ex guardia giurata è stato trasportato a perdifiato all'ospedale Misericordia di Grosseto; ma per lui non c'è stato nulla da fare. Riccardo Cavassa viveva a Marina di Grosseto con i genitori, il padre ex maresciallo dell'aeronautica, la madre casalinga e un fratello. Una famiglia unita e stimata da tutti. Così come stimato e benvoluto era Riccardo che, sia la vicina di casa, sia gli ex colleghi di lavoro dell'Istituto Maremmano Guardie Giurate, descrivono come un ragazzo sorridente, aperto alla vita, sempre pronto a essere di aiuto. Un ragazzo generoso anche di sé; più volte aveva espresso ai genitori l'importanza civile della donazione degli organi, sottolineando che era sua intenzione farlo. E così è stato. I genitori, pur in un momento tanto drammatico, hanno rispettato quella volontà, tante volte espressa dal figlio. Riccardo non ha lasciato biglietti per spiegare il suo gesto estremo; gli inquirenti cercano sul cellulare. Si sa soltanto che, da qualche mese, appariva depresso. «Ma non all'esterno - dice con commozione la vicina di casa che lo conosceva sin da bambino -. Lui sembrava sempre lo stesso; estroverso, solare, amico di tutti. Nulla ci faceva pensare che covasse questo disagio». Poi si sofferma a pensare e aggiunge: «Certamente, alla luce di quanto, purtroppo, è avvenuto, penso che la mancanza di lavoro non lo abbia aiutato. Penso che non sia facile, per un trentacinquenne, stare con le mani in mano, anche se si ha un bel rapporto con i genitori che mai gli avrebbero fatto pesare alcun problema, come nel caso di Riccardo...». La signora è commossa. Non ce la fa più a parlare. Sconvolti anche gli ex colleghi: «Non ce lo aspettavamo proprio». È il commento comune, mentre il più anziano va via con gli occhi lucidi. I funerali di Riccardo Cavassa si svolgeranno oggi pomeriggio alle 16 nella chiesa di Marina di Grosseto.
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