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Niente sconti per la morte di Ballo investito a 12 anni alla Marsiliana
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VITTIMA Michele Ballerini detto “Ballo” aveva 12 anniCondanna confermata: 3 anni e mezzo, senza sospensione della pena. Come in primo grado, i giudici di appello hanno ritenuto responsabile di omicidio colposo Alessio Marmotta, il giovane padre di famiglia che il 21 settembre 2007 travolse e uccise Michele Ballerini, 12 anni, abitante a Marsiliana.
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FIRENZE. Condanna confermata: 3 anni e mezzo, senza sospensione della pena. Come in primo grado, i giudici di appello hanno ritenuto responsabile di omicidio colposo Alessio Marmotta, il giovane padre di famiglia che il 21 settembre 2007 travolse e uccise Michele Ballerini, 12 anni, abitante a Marsiliana.
La terza sezione penale presieduta dal dottor Mazzi ha accolto la richiesta della procura generale, che aveva sollecitato la conferma della sentenza emessa il 15 gennaio 2009 dal dottor Compagnucci nei confronti dell'automobilista, quel giorno alla guida di una Ford Fiesta. Marmotta, 31 anni, all'uscita da una curva, aveva investito la bicicletta su cui pedalava Michele, vicino casa: fu sbalzato nel campo adiacente a oltre 20 metri di distanza, a causa della violenza dell'urto. Morì pochi istanti dopo.
L'accusa insisteva per la conferma della sentenza di primo grado o comunque per l'accoglimento del ricorso del pubblico ministero Stefano Pizza, che nella requisitoria aveva sollecitato ben 6 anni. Una pena durissima perché aggravata dalla cosidetta "colpa cosciente" o dalla previsione dell'evento. Perché quel giorno Marmotta, come accertarono gli esami eseguiti all'ospedale di Pitigliano, aveva nel sangue una quantità di alcol superiore di almeno tre volte al limite di legge. Omicidio colposo aggravato.
Marmotta, secondo le motivazioni della sentenza di primo grado, aveva «un elevatissimo grado di colpa» per essersi messo al volante dopo aver pranzato e bevuto, anche se non si rappresentava il rischio di causare un incidente. «Inverosimili», secondo il dottor Compagnucci, le tesi difensive dell'abbagliamento da parte del sole. E Michele era rimasto sulla propria corsia.
I difensori dell'automobilista, gli avvocati Luciano Giorgi e Walter De Santis, attendono il deposito delle motivazioni di appello per presentare ricorso per Cassazione. Il dispositivo della sentenza di secondo grado conferma anche le statuizioni civili in favore dei genitori di Michele (che era figlio unico), dei quattro nonni e dello zio, rappresentati dagli avvocati Gianna Pacini, Giovanni Musmeci e Massimiliano Arcioni. Compagnucci aveva previsto una somma rilevantissima, superiore al milione di euro.
La terza sezione penale presieduta dal dottor Mazzi ha accolto la richiesta della procura generale, che aveva sollecitato la conferma della sentenza emessa il 15 gennaio 2009 dal dottor Compagnucci nei confronti dell'automobilista, quel giorno alla guida di una Ford Fiesta. Marmotta, 31 anni, all'uscita da una curva, aveva investito la bicicletta su cui pedalava Michele, vicino casa: fu sbalzato nel campo adiacente a oltre 20 metri di distanza, a causa della violenza dell'urto. Morì pochi istanti dopo.
L'accusa insisteva per la conferma della sentenza di primo grado o comunque per l'accoglimento del ricorso del pubblico ministero Stefano Pizza, che nella requisitoria aveva sollecitato ben 6 anni. Una pena durissima perché aggravata dalla cosidetta "colpa cosciente" o dalla previsione dell'evento. Perché quel giorno Marmotta, come accertarono gli esami eseguiti all'ospedale di Pitigliano, aveva nel sangue una quantità di alcol superiore di almeno tre volte al limite di legge. Omicidio colposo aggravato.
Marmotta, secondo le motivazioni della sentenza di primo grado, aveva «un elevatissimo grado di colpa» per essersi messo al volante dopo aver pranzato e bevuto, anche se non si rappresentava il rischio di causare un incidente. «Inverosimili», secondo il dottor Compagnucci, le tesi difensive dell'abbagliamento da parte del sole. E Michele era rimasto sulla propria corsia.
I difensori dell'automobilista, gli avvocati Luciano Giorgi e Walter De Santis, attendono il deposito delle motivazioni di appello per presentare ricorso per Cassazione. Il dispositivo della sentenza di secondo grado conferma anche le statuizioni civili in favore dei genitori di Michele (che era figlio unico), dei quattro nonni e dello zio, rappresentati dagli avvocati Gianna Pacini, Giovanni Musmeci e Massimiliano Arcioni. Compagnucci aveva previsto una somma rilevantissima, superiore al milione di euro.
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