Attenzione
La festa della Polizia al teatro degli Industri tra numeri, premi e il maltempo che ha costretto al trasloco
«Guardia alta sugli eccessi da movida»
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IL QUESTORE. Durante il discorso sul palco del teatro degli Industri Nel discorso del questore anche immigrazione e violenza sulle donne
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GROSSETO. Ogni giorno una persona denunciata, ogni quattro un arresto, una patente ritirata ogni 36 ore. Cinque chili e mezzo di droga sequestrati e una volante della polstrada su un incidente due volte ogni tre giorni. Sono un anno di numeri della Polizia che ieri sera ha festeggiato al Teatro degli Industri il suo 158º anniversario. La celebrazione inizia con un fuori programma. Infatti, la Festa avrebbe dovuto svolgersi al Cassero, ma la pioggia di ieri ha costretto la Questura al piano B, trasferendo onorificenze, bandiere e gonfaloni in teatro. Il clou dell'appuntamento è l'intervento del Questore Maria Rosaria Maiorino che definisce la Festa «un importante momento di incontro, partecipazione, riflessione e condivisione del nostro lavoro». Un discorso che tocca i nodi dolenti della Maremma: immigrazione, droga violenza sulle donne, ma soprattutto il rapporto con i giovani. «Tre anni fa - prosegue - dopo l'inaugurazione della nuova sede della Questura decisi di iniziare un percorso che, in ossequio a quello che è il tema ispiratore della Festa, avvicinasse sempre più la Polizia alla gente». L'obiettivo è soddisfarne le esigenze, percepire le istanze particolari, capire le aspettative dei cittadini ma anche far comprendere che non è mai esistita una società in cui «l'ordine e la sicurezza pubblica siano stati garantiti esclusivamente dalle forze di polizia e non anche dalla cultura, dall'educazione, dalla consuetudine con i valori civili positivi, interpretati autonomamente dai singoli». «C'è più sicurezza insieme» recita, appunto, lo slogan della Polizia di Stato. Ecco perché l'appello del Questore è alla responsabilità individuale che deve spingerci ad impegnarci per la sicurezza, «raccontando, denunciando, intervenendo su ciò che accade intorno a noi, allontanando quanto più possibile ogni atteggiamento di indifferenza». C'è poi il ruolo educativo che sta subendo - dice il Questore - «una crisi dei modelli e dei rapporti interpersonali, crisi aggravata dalle continue rinunce che gli adulti fanno proprio all'autorevolezza ed alle potestà educative». Una cultura giustificazionista, la definisce, quella che talora sembra diffondersi. «Quante volte - si domanda - negli ultimi mesi, abbiamo sentito parlare o abbiamo letto di violazione delle libertà dei giovani, di compressione della fantasia e della capacità di espressione dei ragazzi e questo solo perché da più parti si invocava il rispetto delle regole ed il ripristino della legalità?». Regole, autorità ed autorevolezza che - secondo il Questore - sempre più frequentemente non sono più espresse nemmeno dalle figure genitoriali, «sempre più indaffarate e prese da altri pensieri, sempre meno tese a contenere ed a controllare i figli. Oggi i genitori - conclude - sono amici dei figli, sono loro complici, sono sempre più tolleranti e sempre meno autorevoli. Stiamo attenti, però: se passa un sistema educativo basato sulla tolleranza senza limiti, si finirà con l'accettare anche l'illegalità generalizzata e la conseguente insicurezza».
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