Il dolore
«Non possiamo sistemare le scuole»
Elisabetta Giorgi
Tacconi e Pianigiani: «I soldi ci sono, ma sono bloccati»
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GROSSETO. Aule vecchie, malmesse ma soprattutto sovraffollate. Locali pieni zeppi, alunni stretti come sardine. E, soprattutto, tanti soldi disponibili per risistemare le scuole, ma "congelati" dal Patto di stabilità. Sono i problemi e i paradossi dell'edilizia scolastica, sottolineati ieri mattina dalla Provincia di Grosseto in un incontro a palazzo Aldobrandeschi. La riunione, convocata dal presidente del consiglio provinciale Sergio Martini anche su richiesta del consiglio provinciale degli studenti, ha visto la partecipazione degli assessori Cinzia Tacconi e Fernando Pianigiani, partiti da una recente mozione dell'Upi (Unione province toscane) che mette al centro i problemi della sicurezza e dei finanziamenti. «I 41 immobili delle scuole superiori (edifici di competenza provinciale) hanno bisogno di essere ristrutturati», dice la Tacconi. La maggior parte sono vecchi e bisognosi di interventi seri sul fronte di manutenzione e messa in sicurezza. Ma ai problemi "anagrafici" si aggiungono le conseguenze della Riforma Gelmini. Una recente circolare dispone di portare il carico di studenti a 32, 33 per aula, col risultato che «aule nate per ospitarne 25 si trovano a contenerne 7, 8 di più - dice la Tacconi - e questo ha effetti di non poco conto sulle nostre scuole, dal punto di vista della sicurezza». Tagliando sul personale, la riforma punta a fare meno classi ma più "popolate". Il peggio è che la Provincia non ha strumenti per risolvere i problemi per mettere in sicurezza gli edifici, perché è ingessata (anzi, «strangolata») dai meccanismi perversi del Patto di stabilità. Peccato, perché «dopo il caso di Torino (il crollo del solaio di una scuola che aveva provocato un morto, ndc), c'era stato un grande attivismo da parete dello stato e degli enti preposti, anche in provincia di Grosseto, nel fare tutte le rilevazioni del caso sulle scuole, dal punto di vista della sicurezza. Abbiamo messo da parte 4 milioni e mezzo di euro - dice l'assessore - all'interno del bilancio provinciale, tra risorse nostre e messe a disposizione dalla Fondazione Monte dei Paschi: soldi destinati proprio ai problemi della messa in sicurezza delle scuole, ma che non possiamo spendere per i vincoli imposti dal Patto di Stabilità, che ci impedisce di usarli pur avendoli. In un momento di crisi economica come questa, mettere sul territorio le risorse avrebbe potuto essere una boccata d'ossigeno per le imprese». Il 20 maggio la mozione presentata dall'Upi sarà discussa in tutti i consigli provinciali della Toscana. L'Upi chiederà inoltre al Governo di sbloccare le risorse Cipe (760 milioni di euro) per la messa in sicurezza delle scuole italiane, ed evitare che succeda un altro caso-Torino.
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