Trasporti
Troppa concorrenza
Sara Landi
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La chiusura dello storico Danubio Blu I titolari di due locali non hanno dubbi «I ristoranti non possono competere coi bar»
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GROSSETO. La crisi della ristorazione che ha portato nel giro di pochi giorni alla chiusura dello storico "Danubio Blu" e del ristorante "La Giara" non c'entra con la movida e con i problemi del centro storico. Tantomeno basta a spiegarla la crisi economica generale. La pensano così due addetti ai lavori per i quali il nemico comune dei ristoranti è la cucina low cost dei bar. E non fa differenza che il locale sia fuori o dentro le Mura. «Chi non rientra per il pranzo - osserva Giacomo Trocchia, titolare del ristorante del "Peccato di Ciacco" di piazza De' Maria - non può permettersi di spendere tanto venti giorni al mese e il mercato si è adattato». Ma per un ristorante competere con i bar con i propri prezzi è una sfida persa in partenza, tanto che spopolano i locali ibridi con menù light per il portafoglio dei lavoratori a pranzo e prezzi da vero ristorante la sera. Vietato però lamentarsi: occorre per Trocchia rimboccarsi le maniche senza fare scaricabarile: «È certo che il Comune deve avere le sue responsabilità cercando di mantenere la città nel modo migliore possibile ma è vero che la spada l'abbiamo noi ristoratori e dobbiamo usarla per attirare chi ha voglia di sedersi per gustare piatti buoni con il giusto rapporto tra qualità e prezzo e per esortare il Comune a fare di più». Per Lucio Fortunati, amministratore della società che gestisce il ristorante "Lucignolo" di via Buozzi, la concorrenza sleale si fa addirittura in quattro: non solo bar ma anche sagre e, da poco, i ristoranti nei bagnetti sulla costa e gli agriturismi. «Fino a quattro anni fa i bar non potevano fare ristorazione completa per le regole in materia di dimensioni delle cucine e conservazione degli alimenti, poi la nuova normativa europea ha reso tutto più interpretabile». Ma i veri guai vengono solo con la bella stagione. «In inverno i ristoranti possono ancora battersi con qualche probabilità di successo ma dalla primavera in poi i bar collocati in zone di transito e in piena vista si allargano all'esterno e la lotta diventa impari». Ci sono poi, dice il gestore del "Lucignolo", "le quasi sagre cittadine come Piazze d'Europa e la Festa dello Sport" per non parlare del fenomeno in espansione dei ristoranti negli stabilimenti balneari e negli agriturismi. Se i clienti complessivamente diminuiscono per la crisi ma i locali si moltiplicano per la liberalizzazione delle licenze il risultato non può che essere uno: meno incassi per tutti. E questo lo dice una legge di mercato: per Trocchia e Fortunati la movida e la crisi c'entrano poco.
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