Il dolore
Medico condannato il paziente morì per diagnosi errata
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OSPEDALE Qui luomo cessò di vivere 2 MINUTI DI LETTURA
CASTEL DEL PIANO. Un medico in servizio al pronto soccorso è stata condannata a 6 mesi per una diagnosi non corretta: una sospetta infrazione di una costola quando vi era invece la dissecazione dell'aorta. Il paziente era morto l'indomani. Silvia Lazzeri, 46 anni, abitante a Castell'Azzara, era imputata di omicidio colposo per la morte di Roberto Anelli, 60 anni, di Tavarnuzze (Firenze), da lei visitato alle 11,18 del 19 luglio 2008, in quei giorni in vacanza a Santa Fiora. L'uomo era morto alle 5 del mattino successivo nella sua abitazione, anche se venne trovato senza vita dalla moglie soltanto alle 8. All'udienza preliminare, dove è stata giudicata con rito abbreviato dal giudice Marco Mezzaluna, la dottoressa è stata anche condannata a risarcire vedova e figli con una provvisionale da 80 mila euro per ciascuna delle parti civili costituite: al resto dovrà provvedere il giudice civile. Il difensore del medico, l'avvocato Luciano Giorgi, presenterà appello contro la condanna, ritenendo che il comportamento della professionista sia stato corretto e che non vi sia stato il nesso di causa-effetto contestato dal pm Maria Navarro. Anelli era andato al pronto soccorso di Castel del Piano lamentando forti dolori al petto («come una pugnalata»), risalenti a suo dire allo sforzo che aveva fatto il pomeriggio del giorno precedente nel sollevare una tanica di plastica contenente acqua. Il paziente, scrive il giudice nelle motivazioni adesso depositate, era stato correttamente sottoposto a esame radiologico. L'ingrandimento dell'aorta toracica ben visibile avrebbe però dovuto consigliare il medico, secondo il consulente del pm (il dottor Matteo Benvenuti), a sospettare che fosse in atto una patologia mortale. E il giudice concorda: «era un preciso campanello di allarme colposamente sottovalutato dal medico». Anche perché l'infrazione costale era difficilmente ipotizzabile in assenza di un trauma diretto (Anelli non aveva sbattuto) e il passato di ipertensione arteriosa del paziente avrebbe dovuto consigliare approfondimenti (ecg, prelievi, ecocardio e tac del torace) «tutti prontamente disponibili al nosocomio di Castel del Piano», in un giorno di normale affluenza. Il paziente era uscito dal pronto soccorso con un antidolorifico che aveva fatto cessare gli effetti. La dissecazione di tipo B necessita invece di un trattamento in terapia intensiva. Secondo il giudice, se la diagnosi fosse stata corretta c'erano i margini per poter salvare la vita ad Anelli («con elevato grado di probabilità») nonostante che questi si fosse presentato 21 ore dopo lo sforzo, anche mediante trasporto a Siena. Il giudice ha applicato «una pena assai contenuta» all'imputata, riconoscendo la difficoltà della professione medica e l'elevato rischio professionale, nonché applicandole i doppi benefici. P.S.
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