Finanza
Commenti pesanti su Facebook dopo unintervista: il dirigente ha sporto denuncia
Offese on line al preside
Gabriele Baldanzi
◗
STUDENTI. Alluscita di una scuola superiore A calcare la mano non gli studenti, ma alcune insegnanti
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Ad usare Facebook in modo improprio non sono soltanto studenti spregiudicati e maleducati. Stavolta è diverso. Non si parla di "amici" che hanno dimostrato di non essere tali, né di beghe tra adolescenti. Vittima di pesanti commenti su Fb è un dirigente scolastico stimato e molto conosciuto in città. E a scrivere in bacheca sarebbero state alcune insegnanti della sua scuola. Le prof sparlano on-line. Sì, gli inquirenti, da circa un mese, si stanno occupando di una presunta "violazione" che sarebbe stata commessa - udite udite - da alcune insegnanti (una in pensione, l'altra in servizio). Sul più famoso dei social-network, a margine di una pubblicazione riguardante il dirigente scolastico (comune conoscenza), le prof si sarebbero avventurate - tra una battuta e l'altra - in considerazioni che il diretto interessato ha poi ritenuto offensive, lesive della sua dignità. Diffamazione. E' scattata così la denuncia alla polizia postale, che ha avviato un'indagine e acquisito - con la collaborazione di Facebook Italia - i contenuti ritenuti ingiuriosi, diffamatori. Da qualche giorno la conversazione è stata rimossa ma per almeno due professoresse potrebbe esserci uno strascico giudiziario. L'antefatto. Tutto nasce da un articolo di giornale, un'intervista in cui il preside di un istituto superiore cittadino parla del futuro della scuola che dirige, della Riforma Gelmini, delle novità che gli studenti troveranno a partire dal prossimo anno. Un'insegnante di quella stessa scuola decide di divulgare l'articolo e lo pubblica sulla sua bacheca, raccogliendo in poche ore una sfilza di commenti. C'è chi si limita a digitare il classico «Mi piace», chi dice la sua sulla scuola, chi sulla Riforma, chi invece spara sul dirigente, puntando sull'aspetto fisico e affibbiandogli - così pare di capire - epiteti poco carini. La reazione. Nei giorni successivi la conversazione viene ancora alimentata, letta da altri colleghi, finchè la notizia del pubblico dileggio non arriva all'orecchio del preside, che si informa, prende qualche giorno per riflettere e poi decide di adire le vie legali. «Così facendo - ha spiegato ieri il dirigente, attraverso il suo legale - ho voluto tutelare prima di tutto la mia immagine e quella dell'istituto che dirigo. Quel link è stato letto e commentato anche da alcuni studenti, amici delle insegnanti, che intelligentemente non hanno trasceso... Per me ciò che è accaduto è molto grave e voglio capirne i risvolti. Fino in fondo». Internet terreno infido. La polizia postale ha appena concluso l'attività di indagine e pare siano state individuate ipotesi di reato. Ora la palla passa al magistrato. Nessun commento alla vicenda da parte di Stefano Niccoli, responsabile della sezione grossetana della polizia postale: «Negli ultimi mesi - spiega, al telefono - sono arrivate molte denunce per presunti reati commessi su Facebook, Msn o Badoo. La maggior parte di coloro che si sentono diffamati o danneggiati sono studenti, a volte minori. Molte le ragazze». Questa vicenda, però, è diversa. Sono coinvolti adulti che hanno ruoli di responsabilità. Risalire a chi offende, a chi commette un reato, per gli agenti della Postale è poco più che una formalità. Spesso la denuncia si trasforma in una causa civile, altre volte si va sul penale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
