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Età media 45 anni e disoccupati

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GAVORRANO. Non è facile decidere di andare a chiedere aiuto alla Caritas. Spesso se ne prova vergogna, anche perchè nel corso della vita si è preso l'abitudine di badare a se stessi e ai propri cari. Poi però le cose non vanno come previsto, la situazione scappa di mano e ci si trova ad aver bisogno. I volontari della Caritas di bagno questo lo hanno imparat: «noi siamo inanzittutto il punto di primo soccorso» dice uno di loro. La prima cosa che queste persone cercano è qualcuno che le ascolti, che le comprenda. In molti mandano la propria moglie a chiedere un pacco di pasta, perchè la difficoltà di accettare questo stato di cose è alta. «La sensazione più comune è quella di essere depredati della propria dignità - spiegano i volontari -. Poi viene la solitudine, il senso di abbandono. Capita che a volte non siano le persone a cercarci, ma noi che andiamo da loro. Non è assolutamente facile».  Molti di questi hanno intorno ai 45 anni. Quasi tutti con figli. Gente che il mangiare se l'è sempre faticato, come tutti, ma a cui il destino sembra aver voltato le spalle. E allora capita che il senso di rifiuto sia forte, che non si accetti la propria condizione. Non bastasse, a volte ci si mettono anche le voci di paese a peggiorare le cose. «Ci sono persone che vedono un nostro iscritto al bar a bere un Campari o che fuma una sigaretta e pensano: "allora non è vero che è in difficoltà. Sfrutta soltanto un servizio". Ma non è così. Chi viene da noi ha veramente bisogno di aiuto, altrimenti non ci verrebbe. Forse qualcosa ce l'hanno, ma a fine mese tolti affitto, mantenimento dei figli e spese rimane ben poco».  Diretta da don Giuseppe Benedetti, parroco di Bagno, e composta da dieci volontari, la Caritas di Gavorrano ormai da un anno sta a stretto contatto con queste persone. I volontari si occupano di offrire cibo e vestiti ai bisognosi, mentre il parroco si occupa di faccende ancor più delicate, tipo il denaro. «A volte vengono anche persone con le bollette da pagare. In questi casi ci pensa don Giuseppe a sistemare per quanto può la questione. Noi ci occupiamo del resto, grazie alle donazioni di associazioni e cittadini».

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