Il Tirreno

Grosseto

Allarme povertà della Caritas Alla fame chi perde il lavoro

Alfredo Faetti
Allarme povertà della Caritas Alla fame chi perde il lavoro

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GAVORRANO. Dopo una vita di lavoro, con dignità e senso del dovere, capita anche di trovarsi a chiedere un pacco di pasta per poter sfamare la famiglia. Nel comune di Gavorrano questa realtà si sta consolidando da un anno a questa parte. Muratori, operai e manovali di varie attività si sono ritrovati senza lavoro, travolti dalla crisi che ha colpito l'economia, e dopo anni di precariato ora non sanno come assicurare un piatto caldo ai loro figli.

Lo specchio di questa drammatica situazione viene dato dagli iscritti alla Caritas di Bagno. Nata poco più di un anno fa, questa associazione conta già 35 famiglie, che si traducono in 115 persone. Il dato che più si fa notare è che il 70% di questi fino a qualche mese fa aveva un lavoro. Magari a nero, magari non fisso, ma comunque un lavoro. Persone che, rimbalzando da un'occupazione precaria all'altra, sono sempre riuscite a garantire, con il sudore delle fronte, una vita dignitosa per se stessi e per la famiglia.

Ma la crisi, che ha colpito settori come l'edilizia, o che ha fatto crollare i conti delle aziende, ha cancellato molti posti di lavoro. E le persone che prima contavano su questi posti, ora si ritrovano disoccupate e non sanno proprio come andare avanti. Sono gli stessi volontari della Caritas a raccontare come la situazione sia andata mano a mano precipitando. «Abbiamo inaugurato la sede l'anno scorso. Inizialmente non veniva nessuno, ma da novembre le persone sono arrivate in massa. L'80% dei nostri iscritti sono residenti del comune di Gavorrano, tra paese e frazioni, più qualche scarlinese. La maggior parte di questi sono precari che fino a qualche mese fa un lavoro ce l'aveva. Persone responsabili, che non hanno problemi nel faticare». Il nocciolo della questione forse sta proprio qui. Non si tratta di senza tetto o di sprovveduti, ma di gente seria, che un impiego l'ha sempre trovato: muratore, giardiniere, operaio e così via. E qui sta anche il compito maggiore della Caritas: trovare loro un lavoro: «Noi offriamo ogni quindici giorni da mangiare a chi viene a chiederci aiuto - continuano i volontari -. Un pacco di pasta, di biscotti, di cibo in conserva, latte e quanto possiamo dare. Poi, due volte a settimana, offriamo anche i vestiti che ci vengono dalle donazioni. Ma quello che più ci preme è riuscire a ridare dignità a questa gente.

Noi abbiamo le schede di chiunque venga a chiederci aiuto e sappiamo che sono persone affidabili. Qualche mese fa, per una coincidenza, siamo riusciti a trovare un lavoro da taglialegna a uno dei nostri iscritti; lui l'ha accettato immediatamente e non è più tornato. Questo significa che non è la voglia di lavorare che manca, ma le opportunità. Per questo facciamo un appello alle aziende o a chiunque sia interessato: se avete bisogno di qualsiasi mano d'opera o di qualcuno per un lavoro, contattateci». Ma la situazione non riguarda soltanto i disoccupati, ma anche extracomunitari e soprattutto pensionati, che con l'affitto a carico non ce la fanno a far quadrare i conti.

Di questa situazione si è fatta carico l'intera comunità gavorranese. Il sindaco Massimo Borghi, in particolare, ha dato il via a una fitta rete di collaborazione per dare il massimo aiuto a queste persone. Comune, associazioni (come la Coop, l'Arci Caccia, l'Auser), la Croce Rossa, partiti politici e singoli cittadini si sono attivati per far fronte a questa crisi. La Coop offre il cibo, le associazioni lo conservano e attraverso la Caritas lo offrono a chi ne ha bisogno. Persino un avvocato, di cui non abbiamo il nome, si è offerto gratuitamente di offrire assistenza legale agli iscritti.

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