Attenzione
Ristoranti, la fuga continua
Elisabetta Giorgi
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BYE BYE GROSSETO Souad Arrach lascia via GinoriChiude anche la Giara, in via Ginori: «Scommessa persa»
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GROSSETO. Un altro ristorante a Grosseto chiude i battenti. Pochi affari, soldi scarsi, tanti debiti. Souad Arrach, 59 anni di Casablanca, imprenditrice marocchina, è in Maremma da 35 anni e da 6 gestiva il ristorante "La Giara", in via Ginori. Come Marco Nannetti del "Danubio blu", anche Souad è vittima della crisi che sembra colpire il commercio, e in particolare la ristorazione, nel centro storico. Il caro-affitti, la crisi che induce al risparmio. In questi giorni Souad sta finendo di impacchettare le ultime stoviglie, poi saluterà per sempre il piccolo e raffinato ristorante che coltivava come un gioiello, in una delle vie più pittoresche del centro. Un altro pezzettino di "cultura" gastronomica (e non solo) cittadina che si perde: cucina maremmana, alla Giara, inframezzata da piatti arabi e condita spesso dal fascino di una danza del ventre fra i tavoli. «La pianta la regalo al centro estetico di fronte. Il grande quadro di Nefertiti... Vorrei venderlo a qualche centinaio di euro. Se qualcuno lo vuole...». Eppure Souad per anni ha creduto nella sua scommessa imprenditoriale, sfida più difficile di altre perché "da immigrata". «Scommessa fallita», dice ora. «Andrò a Desenzano del Garda a fare la dipendente nel bar dei miei fratelli». Prima di mettere su il ristorante, per anni ha lavorato a Castiglione come cuoca negli alberghi, e guadagnava bene. Sei anni fa decide di mettersi in proprio e apre "La Giara". Compra la licenza e prende il locale in affitto a prezzo discreto, 600 euro. «Sono stata fortunata perché ce ne sono di più cari, c'è chi paga migliaia di euro. I primi anni andavano bene, fatturavo anche 200mila euro. Ma negli ultimi tempi gli affari hanno iniziato ad andare male: la concorrenza, la grande crisi che c'è in giro... La gente ha iniziato a venire sempre meno, qui in centro storico. Prima le famiglie venivano a pranzo la domenica, c'erano i nonni coi nipoti... Ora hanno smesso, o i nonni arrivano con la badante... - sorride - Alla fine è inutile che resti aperto ad aspettare gente che non arriva. La mattina compri sempre la roba sempre fresca, il pesce, la sera stai ore ad aspettare i clienti, seduta qui al tavolino. E invece niente: la sera buttavo tutto. Gli ultimi 3 anni sono scesa a 60mila euro, ed era impossibile mandare avanti l'attività tra spese, bollette, affitto, F24, personale, andavo sempre sotto. Grosseto è una brutta piazza. Pizzerie, enoteche, pub per me rovinano la cucina italiana e la crisi induce a risparmiare. I clienti sono cambiati, anche qua in centro. I ragazzi, oggi, cenano con l'aperitivo». Peccato. Da persona proveniente dal Marocco, terra di spezie e sapori con una forte identità "territoriale", aveva stabilito un'affinità elettiva coi piatti tipici della Maremma, altra terra dall'identità culinaria molto forte, rovinata - secondo lei - dalle ultime tendenze "mordi e fuggi". «A volte ho fatto cene arabe, carne argentina, ma vivevo per la vostra cucina. Ho dato lavoro, ho lavorato con tutta la mia volontà, dopo 35 anni mi sono trovata con un pugno di mosche». Di tasca sua, Souad ha speso 100mila euro per mandare avanti il ristorante. Nelle ultime settimane si è fatta mandare soldi dal Marocco. Il padre è costruttore benestante di Casablanca. Anche il cognato, Zaccaria, ha quattro ditte farmaceutiche in Mauritania, Senegal, Marocco e Parigi, «e quando ho avuto bisogno mi ha prestato 4, 5mila euro. "Zaccaria", gli dicevo, "aiutami a mandare avanti questo ristorante". E lui mi aiutava».
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