Il dolore
Un insetto fa morire i castagneti
Fiora Bonelli
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CASTAGNETO. un bosco di castagni sul Monte Amiata Individuato un grosso focolaio di piante assalite dal Cinipide Galligeno
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CASTEL DEL PIANO. Diventa sempre più rosso l'allarme sull'Amiata per la peste dei castagni, il famigerato Cinipide Galligeno. La notizia dell'arrivo di questo insetto contro il quale insetticidi normali non funzionano (oltretutto, poi, per chi usa insetticidi nei castagneti c'è il penale), era stata data più volte e con grande risonanza dal presidente del Consorzio forestale, Lorenzo Fazzi. Fazzi adesso ribadisce le iniziative che deve intraprendere chi si accorge che il cinipide è entrato nei suoi castagneti. Segnalare la cosa al Corpo forestale, alla Comunità Montana, all'associazione della castagna, al Consorzio Forestale, ai sindaci. E poi potare, bruciare e monitorare costantemente i castagneti. Tutto a spese dei proprietari, come sottolinea Fazzi, che spiega anche che c'è un'iniziativa per chiedere al ministero di modificare il dl 2006, per cercare di venire incontro economicamente ai castanicoltori. Insomma per questi ultimi danno, malanno e uscio addosso, come racconta Aldo Gavioli, del bar Il Cantuccio e castanicoltore. «Sappiamo che il Cinipide - spiega Gavioli - ha infestato un ettaro e mezzo di castagni ai Tepolini e alcuni anche nella zona della Burlana. I proprietari di alcuni di questi castagnati sono anziani e non hanno certo la forza e la voglia di tagliare, bruciare, monitorare. Di altri castagneti neppure si sanno i proprietari e alcuni sono abbandonati. Dobbiamo organizzarci, dunque». Quello di Gavioli è una vera e propria chiamata alle armi e un grido di allarme, ma anche un tentativo di reazione operativa: «Si cercano volontari che si mettano a disposizione della comunità il sabato e la domenica per girare tutti i castagneti, osservare se c'è la malattia, avvertire i padroni e se necessario intervenire in prima persona. Qui non si tratta di una pianta, ma della possibilità, non remota, di vedere sterminati tutti i castagneti amiatini». Dal canto suo il presidente Lorenzo Fazzi racconta che il problema cinipide è esploso in Piemonte 10 anni fa e che da un paio di anni, dopo che l'Università di Torino ha testato l'antagonista, questo comincia a funzionare nella zona piemontese. «Al momento - spiega Fazzi - l'unico sistema che c'è contro il cinipide è il sistema di lotta biologica con un insetto antagonista che è stato impiantato da circa due anni in Piemonte e che sta già dando buoni risultati. Nel senso che le perdite si sono drasticamente ridotte. In questo scenario, noi dell'Amiata, spiega Fazzi, non siamo stati con le mani in mano: siamo andati in Piemonte, abbiamo partecipato e sollecitato convegni, e abbiamo fatto con l'Università di Torino una convenzione per poter avere l'antagonista. In Amiata i primi casi si sono manifestati a Sorano l'anno scorso e altri a Castel del Piano e Monticello Amiata. Tutti i casi segnalati sono monitorati dall'Arpat e dall'Arsia, perché il controllo spetta alle Regioni. Adesso la malattia è diffusa in tutta Italia, Amiata compresa».
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