Il Tirreno

Grosseto

«Ha fatto fuoco senza avvertire»

Federico Lazzotti
<b>VITTIMA.</b> Andrea Ginanneschi
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VITTIMA. Andrea Ginanneschi

Spunta una testimone chiave che smentisce la versione del metronotte

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 GROSSETO. Legittima difesa oppure omicidio volontario? Tragica fatalità o conseguenza di un comportamento al di là delle proprie competenze? È una linea sottile quella su cui stanno camminando i carabinieri nel nucleo investigativo nel tentativo di ricostruire quello che dalle 11.30 di martedì si è trasformato nell'omicidio di piazza Albegna dove due mesi fa è rimasto ferito a morte Andrea Ginanneschi, 46 anni, professione ladro, dal 1982 nei casellari giudiziaria di mezza Toscana, colpito all'inguine da uno degli otto colpi esplosi dalla Glock calibro 9 in dotazione ad Antonio Domenico Ruta, 42 anni, il vigilante che intorno alle 23.40 del 24 febbraio lo ha sorpreso a scassinare le slot machine all'interno del bar "Bristol".  Oltre alle immagine registrate dalla telecamera della videoteca "Cinemania" di via Adige che documentano l'ultima parte della fuga: Ginanneschi che si volta indietro mostrando un punteruolo e il metronotte che tre secondi più tardi sopraggiunge, divarica le gambe e spara, adesso spunta anche una testimone chiave che invece avrebbe assistito alla prima parte dell'inseguimento, quella davanti al bar Bristol.  Le sue rivelazioni vengono giudicate dagli inquirenti «determinati» perché la donna, ascoltata a sommaria informazioni lo scorso 26 febbraio racconta di aver «sentito gli spari ma di non aver udito il vigilante urlare alcun avvertimento dopo aver estratto l'arma dalla fondina».  Una versione che contrasta e di molto rispetto a quella che lo stesso metronotte avrebbe raccontato subito dopo la sparatoria a due militari chiamati per intervenire in piazza Albegna. Ruta, che durante l'interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere, avrebbe dichiarato che il ladro datosi alla fuga ignorava le intimazioni a fermarsi e che pertanto sarebbe stato costretto ad esplodere due colpi, il primo in aria e il secondo in direzione del fuggiasco.  Già da un primo sopralluogo - spiegano gli investigatori in una delle informative depositate in Procura - emergevano «evidenti discordanze tra le dichiarazioni del vigilante e la realtà». Infatti i carabinieri hanno subito individuato un foro sul vetro della cabina telefonica all'angolo con via Adige e «almeno» altri due sulla vetrina del negozio di abbigliamento. Rilievi che dimostrano «che i colpi esplosi non possono essere stati solo due». Alla fine ne verranno contati otto, di cui uno inesploso.  Quello che sarà determinante, anche nel determinare l'ipotesi di reato, sarà senza dubbio il comportamento tenuto dal vigilante prima di esplodere le tre serie di colpi durante l'inseguimento di Ginanneschi, conosciuto nel mondo del crimine con il soprannome "Il Cubo". E qui torniamo alla testimonianza della donna che il 24 febbraio «intorno alle 23.40» era ferma all'interno della sua macchina davanti al bar «per comprare le sigarette».  Racconta due giorni dopo ai carabinieri che si sono presentati per raccogliere la sua testimonianza: «ho notato la vettura del vigilante ferma con la guardia giurata che proveniente dal bar camminava in direzione del tabaccaio. Dopo aver guardato dentro a un cortile accanto al negozio - prosegue la donna - ha estratto la pistola dalla fondina e ha cominciato a camminare in senso inverso per tornare verso l'ingresso del bar».  Sono circa le 23.44 è Ginanneschi è all'interno del locale, si accorge che è stato scoperto e fugge utilizzando la porta principale antipanico. «Inizialmente - va avanti la testimone chiave - i movimenti del metronotte erano lenti, poi all'improvviso ha iniziato a correre. Il motivo? Non ho visto nulla che potesse giustificare tale atteggiamento».  Dalla pistola, questo punto, sono stati esplosi i primi due colpi, poi altri tre. La domanda determinante arriva quando il militare chiede alla donna: «Ha potuto udire la guardia giurata urlare qualcosa o dare avvertimenti verbali a qualcuno?» Insomma Domenico Ruta ha avvisato Andrea Ginanneschi prima di sparare? «No ho udito nessun avvertimento - risponde - anzi proprio nel momento in cui il metronotte ha estratto l'arma dalla fondina abbiamo praticamente incrociato gli sguardi: non mi ha detto nulla e ha proseguito senza dire nulla o mettermi in guardia».  

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