Gioco
Tania e Silvio in tandem a Siena sulle ruote della diversità «Noi così battiamo l'handicap»
Francesca Ferri
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INSIEME Tania e Silvio prima di partire per SienaLei ha la distrofia muscolare, lui vittima di un incidente Adesso è diventato un autista e la accompagna in Ateneo
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GROSSETO. C'è una città dove un bambino di 11 anni viene vessato dai compagni di scuola e dai loro genitori perché disabile. E c'è una città in cui la disabilità non fa paura, dove a ragione si può parlare semplicemente di "diversa abilità". È il doppio volto di Grosseto. «E succede perché è l'ignoranza delle persone che crea l'handicap. Se la società fosse più aperta, la persona disabile non si sentirebbe diversa dagli altri». Parola di Tania Polidoro, 20 anni, studentessa universitaria a Siena. Sottoscritta e confermata da Silvio Monaci, 36 anni, autista grossetano originario di Sasso d'Ombrone. Confermata e provata dall'esperienza quotidiana di questi due giovani, entrambi costretti su una sedia a rotelle ma che riescono a vivere appieno la loro vita al di là delle barriere fisiche e, soprattutto, mentali. Tania adora studiare, vuole lavorare nel campo del giornalismo e si è iscritta a Scienze della comunicazione a Siena. Al di là del suo handicap, è prima di tutto una giovane donna sveglia, tenace e piena di vita. Quando la senti parlare, la distrofia muscolare sembra un dettaglio trascurabile, se non fosse per la carrozzina elettrica dove è costretta dalla nascita. Silvio, invece, la carrozzina la conosce "solo" da quindici anni. Fino a 21 anni, infatti, camminava e correva con le proprie gambe, ma nel 1995 un incidente stradale lo ha fermato. Due vite interrotte? Assolutamente no. Tania ha frequentato la scuola, si è diplomata e lo scorso autunno si è iscritta all'università. Silvio, dopo 10 anni di riabilitazione, nel 1998 ha ripreso la patente, ha ricominciato a lavorare e, dopo un primo impiego alla Grosseto Parcheggi, ha trovato un posto come autista nella Cooperativa Uscita di Sicurezza. Ed è qui che le storie di Tania e Silvio si incrociano. Tania ha bisogno di un passaggio per l'università; Silvio ha bisogno di lavorare e ha un furgoncino allestito per il trasporto di persone in carrozzina, modificato per essere guidato da chi non ha più l'uso delle gambe. «Con i comandi al volante, la pedana laterale e il cambio automatico - spiega Silvio - posso guidare senza problemi e da febbraio accompagno Tania a Siena due volte alla settimana». «In questo modo - spiega Tania - posso viaggiare sdraiata almeno quell'oretta che dura il viaggio. Il resto della giornata lo passo seduta e per me è molto faticoso». Al ritorno, invece, Tania prende l'autobus di linea, insieme a una persona che la accompagna per tutta la giornata. «Questa possibilità - spiega - è fondamentale. Per molte persone disabili non è facile accedere al lavoro e all'università. A me piace studiare e grazie a questo servizio di trasporti ho potuto scegliere una facoltà fuori Grosseto. All'inizio pensavo addirittura ad Arezzo, ma la città è complicata da affrontare per chi è in carrozzina. E l'ateneo senese, in fondo, è molto buono». E mentre Tania studia per costruirsi la professione che le piace, Silvio ha trovato un lavoro che gli permette di mantenere la sua famiglia, la moglie Marina e il figlio Romeo di 5 anni. «Percepisco anche una pensione di invalidità civile e l'accompagnamento - spiega - che non arrivano in tutto nemmeno a 700 euro. Ma al di là di uno stipendio vero, avere un lavoro è anche una gratificazione psicologica che mi permette di essere indipendente e di vivere la mia vita». Come ogni lavoro, anche quello di Silvio ha bisogno di allargarsi e migliorarsi. La cooperativa si sta infatti dotando di un furgoncino a nove posti per il trasporto dei disabili. «Se si riuscirà ad averlo entro l'estate - spiega il presidente di Uscita di Sicurezza Luca Terrosi - Silvio sarà assegnato al trasporto dei bambini nelle colonie estive. Altrimenti è già suo l'incarico di autista del pullmino della scuola il prossimo settembre». Una storia di speranza e coraggio che svela un altro volto dell'handicap, quello che fa meno paura, quello che si può superare. «Le barriere materiali, le cosiddette barriere architettoniche - spiega Tania - hanno origine prima di tutto da barriere psicologiche che dovrebbero essere le prime ad essere abbattute. Per questo quei genitori intolleranti verso il compagno di scuola dei figli stanno facendo del male non solo a quel bambino, ma soprattutto ai loro figli».
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