Lambientalista aveva agito in buona fede
«L'esposto si rifaceva alla realtà dei fatti»
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PORTO S. STEFANO. L'esposto non era completamente infondato ma «trovava fondamento nella realtà dei fatti, perché esistevano indicazioni false nel progetto (quote di livello) e vizi di illegittimità dei titoli abilitativi». E se Properzi ha detto cose inesatte a proposito del presunto aumento di volumi (400 metri cubi), «l'inesattezza già emergeva dalle stesse indicazioni fornite dal denunciante», non una falsa denuncia a fini di ingannare l'autorità inquirente: Properzi ha agito in buona fede, la sua è solo «un'errata valutazione giuridica», comune anche ai progettisti. Comunque i ponteggi erano realmente più alti delle mura esistenti, comunque le feritoie-finestre erano a un'altezza di progetto diversa da quella attuata. E le motivazioni della condanna sugli illeciti confermata in appello aggiungono il sospetto «che gli interventi su Torre Ciana fossero stati autorizzati con la collusione dei responsabili delle autorità preposte alla tutela dei vincoli, nonché mediante il comportamento illecito dei progettisti che avevano indicato quote di livello diverse da quelle reali». Da qui l'assoluzione. P.S.
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