Il Tirreno

Grosseto

È scontro fra albergatori e agriturismi

Sara Landi
<b>AGRITURISMI </b>&Egrave; scontro sulla nuova legge regionale
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AGRITURISMI È scontro sulla nuova legge regionale

«Concorrenza sleale riconosciuta». «Diamo solo un servizio»

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 GROSSETO. Prima la legge approvata a dicembre, poi il regolamento attuativo di fine marzo. E adesso è il tempo delle polemiche tra associazioni di categoria per le nuove norme che consentono ai gestori di agriturismi di fare ristorazione anche a chi non pernotta nella struttura. Se i primi parlano di un'autentica boccata di ossigeno albergatori e ristoratori sono già sul piede di guerra sostenendo che si tratta di una vera e propria forma di concorrenza sleale. Tanto che a livello regionale Confesercenti e Confcommercio hanno presentato ricorso sia al Tar sia all'Autorità garante della concorrenza per violazione del libero mercato. Nella nostra provincia la normativa riguarda quasi mille strutture tra agriturismi e agricampeggi censiti dall'Agenzia per il Turismo della Maremma. «Rispettiamo le intenzioni di valorizzazione delle tipicità - spiega il direttore dell'Ascom di Grosseto Paolo Regina - ma la legge allarga le maglie fino a consentire di fare ristorazione, in un regime di agevolazioni fiscali e amministrative, anche ad aziende che sono solo parzialmente agrituristiche e non solo a quelle che producono e vendono sul posto propri prodotti».  «La legge non ha fatto altro che legittimare un abuso che c'è da quando esistono gli agriturismi - aggiunge senza mezzi termini Pier Ferruccio Lucheroni, presidente di Confesercenti - Se fossero sottoposti allo stesso regime fiscale anziché avere agevolazioni il problema non si porrebbe e tutti gli operatori avrebbero stesse opportunità».  Sul fronte opposto ci sono gli imprenditori agricoli. «Sugli agriturismi si parla tanto di novità ma la vera novità è che si è esteso alla Toscana una disciplina già esistente nelle altre regioni». Questa la posizione di Diana Theodoli Pallini, presidente di Confagricoltura Grosseto. Una semplice equiparazione che però, sottolinea Pallini, «è riuscita a scatenare paure irreali tra gli operatori del settore alberghiero e della ristorazione». Nessun ristorante di campagna che ruba clienti ad altri secondo Pallini ma solo un servizio in più per aziende che non stanno passando un bel momento. «Penso ad esempio - prosegue Diana Pallini - alla possibilità di interscambi tra agriturismi vicini» che si accordano per offrire al turista sia il pernottamento sia i pasti senza più il vincolo di essere ospiti della struttura in cui si mangia che resisteva ormai solo nel Granducato. Soddisfazione senza ombre viene espressa anche dal presidente della Cia di Grosseto Enrico Rabazzi secondo il quale «viene premiato il vero agriturismo e non quello di facciata attraverso lo sviluppo virtuoso della filiera corta tra le aziende agricole. Finalmente anche le aziende che non fanno ricettività potranno proporre ai turisti degustazioni, vendita diretta e promozioni dei propri prodotti nell'ottica della valorizzazione delle produzioni locali che non mancherà di avere ricadute benefiche su tutta l'economia e senza danneggiare nessuno come altri paventano». Sorpresa per il ricorso al Tar è stata espressa anche dal presidente di Coldiretti e dell'associazione agrituristica Terranostra, Tulio Marcelli, secondo il quale la legge ha solo il merito di fare degli agriturismi il miglior biglietto da visita dell'alimentazione toscana a km 0 «Sorprende tanto più - osserva in una nota Marcelli - perché Confesercenti e Confcommercio hanno partecipato attivamente a ogni fase della concertazione suggerendo modifiche e integrazioni che in gran parte sono stati accolti migliorando l'articolato».

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